Il fantastico mondo di SirDiC

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Posts Tagged ‘uccello multifunzione’

Protetto: 58 – L’uccello assassino

Posted by SirDiC on 7 gennaio 2013

ATTENZIONE: Post estremamente diseducativo. Non leggete, e se leggete non provate a emulare i contenuti.

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Protetto: 48 – Lì

Posted by SirDiC on 22 settembre 2011

La parte di pollo usata da Apelle per fare la palla che i pesci videro venendo a galla.

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46 – Sopravvivenza ferroviaria 3 – La donna incinta

Posted by SirDiC on 2 settembre 2011

(segue)

Tempo fa è stato inventato il distintivo che ritrae una mamma che accudisce amorevolmente un bambino in grembo. Una donna incinta che lo porta mentre viaggia sul treno dimostrerebbe il suo stato di gravidanza e avrebbe, in teoria, il diritto a un posto a sedere. Il distintivo viene distribuito gratuitamente alle future mamme sulla base di non so quale prova, e non sono sicuro che al termine della gravidanza sia effettivamente restituito o distrutto. Infatti non è raro il caso di donne dalla pancia piatta che ti si parano davanti nella speranza che tu ceda loro il posto.
In ogni caso, abusi o non abusi, il distintivo è la prova non tanto di una gravidanza, quanto di una bella faccia tosta. La donna che lo espone sembra voler dire: “Io sono incinta, non me ne frega niente se oggi ti sei rotto la schiena al lavoro, ma voglio il tuo posto e quindi me lo devi dare!”
Certo, come no. A una simpaticona come te. E poi cosa pretendi da un povero straniero? Io non sono tenuto a capire il significato dei talismani che ti porti addosso. Va’ nei posti prioritari: se non si alza nessuno neppure lì, vuol dire che la società giapponese non è ancora abbastanza civile perché tu possa avanzare le tue pretese. In tal caso, prenditela con i tuoi concittadini e non rompere le scatole a me.

Inutile dire che nessuno si alza mai.
E così, nell’arco degli anni, nel susseguirsi infinito dei viaggi in treno, capita diverse volte di trovarsi davanti a donne in stato interessante che attivano i nostri istinti di difesa del posto a sedere.
Se la tipa non ha il distintivo, poco male: o è una semplice cicciona, oppure non vuole avvalersi di un privilegio di cui non vede la necessità, e in questo caso ha tutta la mia comprensione e il mio appoggio morale perché possa continuare a stare in piedi come desidera, con l’augurio che il suo lodevole atteggiamento sia di esempio per le altre mamme dal pensiero meno evoluto.

Ma a volte compare il famigerato distintivo. Pende dalla loro borsetta all’altezza dei nostri occhi. Cazzo, è la prima parola che pensiamo. Facciamo finta di niente e ci guardiamo intorno per studiare l’atteggiamento degli altri. Indifferente immobilità.
Siamo costretti a fare quello che non vorremmo. Per dimostrare a noi stessi e al mondo intero di essere perfettamente integrati nel Paese che ci ospita, abbassiamo definitivamente lo sguardo e facciamo finta di dormire fino a quando la vacca non si è levata di torno.

***

E oggi ecco che si ripete l’evento. Sono seduto nel posto H tanto sospirato, e davanti a me si materializza un pancione. Sollevo discretamente lo sguardo e trovo una giovane donna, non proprio bella, diciamo un tipo.
Dalla sua borsa pende il maledetto aggeggio. Cazzo, penso. Gli altri ovviamente non si alzano, ma questa volta è proprio di fronte a me. Vuole il posto H.
Faccio mentalmente due conti. Il treno è relativamente vuoto, quindi se mi alzo dovrei potermi sedere nuovamente entro 5 minuti, massimo 10. Questa sarebbe la buona occasione per dare ai giapponesi uno schiaffo morale e insegnare loro come si vive civilmente, cedendo il posto alla povera donna.
Però in fondo anche lei potrebbe aspettare 5 minuti, quindi che rimanga in piedi e vada a quel paese.
Un momento! Se la vecchietta di tanti anni fa aveva ringraziato così calorosamente per averle ceduto il posto, vuoi vedere che questa mi dà pure un succhiotto sul multifunzione?

Sta per accadere una cosa incredibile. SirDiC si alza e, sorridente, invita la donna a sedersi, proprio come ha sempre fatto in Italia! Con ostentata fierezza si allontana platealmente dal posto, zoppicando per rendere la sua impresa ancora più eroica agli occhi altrui, e aspetta con ansia il succhiotto che non arriva.
La scrofa mantiene un’espressione indifferente, mugugna qualcosa e si siede senza proferire ringraziamento alcuno, quale fosse stato un atto dovuto. Né un sorriso, né uno sguardo…

…Brutta troia che non sei altro! Come osasti? Ora pende su di te la mia maledizione eterna. Partorirai con dolore un mostro deforme, tuo marito ti lascerà e si dedicherà a tempo pieno alle sue mignotte. Dovrai zappare la terra per mantenere te e quel porco di tuo figlio, e vivrai nella miseria per il resto dei tuoi giorni. Ah, a proposito, di faccia sei pure un cesso.

Inaspettatamente il treno non si vuota, e finisco il mio viaggio in piedi. Scendendo passo volutamente accanto alla donna, che ora sta mandando messaggini col cellulare, e la guardo celando meglio che posso il disprezzo che provo per lei. Viaggia comoda, la porca, nel posto che avevo conquistato con tanta fatica. Ma ho imparato la lezione. Cari giapponesi, avevate ragione. Ora sono veramente uno di voi.

"La donna incinta"

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42 – Hime

Posted by SirDiC on 23 giugno 2011

Ho deciso. Oggi è l’ultima volta che vado da questo cane di dentista. E che diavolo, mica posso tornare una volta al mese perché non è capace di farmi un’otturazione che duri. Mi dispiace non vedere più Hime, però quando è troppo è troppo. Intanto prima di iniziare gli lancerò una frecciatina sulla sua bravura, tanto per fargli capire, se non è scemo, che mi sono stufato di farmi curare da lui. E se poi l’otturazione salterà ancora, la prossima volta mi farò curare il dente da un altro. Se invece non salta, non ci sarà più bisogno di tornare. Meglio quindi che mi guardi bene le sue due aiutanti, perché sarà in ogni caso l’ultima volta che le vedo.

Arrivo come sempre e trovo le due pulzelle, Hime e l’altra, alla reception. Hime ha il camice bianco pieno di macchie sopra la camicetta a righe orizzontali rosa e bianche, la collega è vestita allo stesso modo ma le righe sono azzurre. Entrambe si muovono come papere in quelle ciabatte, minuscole ma pur sempre troppo grandi per i loro piedini.
Mi accomodo nella poltrona su invito di Hime, che questa volta sembra avere la vocina più scema del solito. Ha come sempre la mascherina, ma so che non la usano per igiene. Secondo un mio collega serve solo a nascondere la parte più brutta della faccia. Se sapessero che non mi importa nulla della bellezza esteriore, né di quella interiore, e che le stringerei entrambe in un caldo abbraccio tra le spire possenti del mio uccello multifunzione.

"L'abbraccio"

Finiti i soliti preparativi, il dottore si mette all’opera e sembra voler ripetere esattamente il lavoro della volta precedente. Certo che se non scava un pochino per farmi un incastro, poi è facile che l’otturazione esca.  Frattanto Hime mi toglie le dita nude dalla bocca trascinando un lungo filo di bava, che spezza con l’altra mano con il gesto delicato di una musa che suona la lira, e le tante minuscole goccioline formatesi in aria creano con il controluce della lampada un gioco di luci simile ai fuochi d’artificio. E mentre mi godo questo spettacolo perdo l’attimo giusto per redarguire il dottore, che per inciso ha dei guanti di gomma, ed è la prima volta che li usa da quando vengo qui.
I due ostentano una fretta insolita di concludere il lavoro. Anche loro devono essere stufi di quel rompiscatole di SirDiC, che viene così spesso ma non gli possono chiedere soldi. Insistono per lungo tempo con la lampada viola per indurire il composito, e le due infermiere si alternano aiutando il dentista in questo compito. Ho tutto il tempo quindi di guardare da vicino i loro occhietti a mandorla e quel poco che la visuale limitata mi offre dei loro corpicini giovani e freschi. Le dita nude di Hime sono insapori, ma al confronto con i guanti di gomma del dentista sembra di leccare un gelato alla fragola. Alla musica dell’aspiratore mi sento ringiovanire e la vocina di Hime mi arriva fino al cuore.
Maledetto dottore, hai vinto ancora. Ora ho capito che non sei un dentista, ma uno stregone. E le due pulzelle, come le sirene omeriche, sono i tuoi strumenti per attirare i clienti porci. E sai bene che io continuerò a tornare, e non ho nulla in contrario. Vengo tutte le volte che vuoi, vengo anche solo a comprare il dentifricio, ma almeno l’otturazione fammela bene, caspita.

" Hime "

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Protetto: 41 – A parì

Posted by SirDiC on 21 maggio 2011

La parte di pollo usata da Apelle per fare la palla che i pesci videro venendo a galla.

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