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46 – Sopravvivenza ferroviaria 3 – La donna incinta

Posted by SirDiC on 2 settembre 2011

(segue)

Tempo fa è stato inventato il distintivo che ritrae una mamma che accudisce amorevolmente un bambino in grembo. Una donna incinta che lo porta mentre viaggia sul treno dimostrerebbe il suo stato di gravidanza e avrebbe, in teoria, il diritto a un posto a sedere. Il distintivo viene distribuito gratuitamente alle future mamme sulla base di non so quale prova, e non sono sicuro che al termine della gravidanza sia effettivamente restituito o distrutto. Infatti non è raro il caso di donne dalla pancia piatta che ti si parano davanti nella speranza che tu ceda loro il posto.
In ogni caso, abusi o non abusi, il distintivo è la prova non tanto di una gravidanza, quanto di una bella faccia tosta. La donna che lo espone sembra voler dire: “Io sono incinta, non me ne frega niente se oggi ti sei rotto la schiena al lavoro, ma voglio il tuo posto e quindi me lo devi dare!”
Certo, come no. A una simpaticona come te. E poi cosa pretendi da un povero straniero? Io non sono tenuto a capire il significato dei talismani che ti porti addosso. Va’ nei posti prioritari: se non si alza nessuno neppure lì, vuol dire che la società giapponese non è ancora abbastanza civile perché tu possa avanzare le tue pretese. In tal caso, prenditela con i tuoi concittadini e non rompere le scatole a me.

Inutile dire che nessuno si alza mai.
E così, nell’arco degli anni, nel susseguirsi infinito dei viaggi in treno, capita diverse volte di trovarsi davanti a donne in stato interessante che attivano i nostri istinti di difesa del posto a sedere.
Se la tipa non ha il distintivo, poco male: o è una semplice cicciona, oppure non vuole avvalersi di un privilegio di cui non vede la necessità, e in questo caso ha tutta la mia comprensione e il mio appoggio morale perché possa continuare a stare in piedi come desidera, con l’augurio che il suo lodevole atteggiamento sia di esempio per le altre mamme dal pensiero meno evoluto.

Ma a volte compare il famigerato distintivo. Pende dalla loro borsetta all’altezza dei nostri occhi. Cazzo, è la prima parola che pensiamo. Facciamo finta di niente e ci guardiamo intorno per studiare l’atteggiamento degli altri. Indifferente immobilità.
Siamo costretti a fare quello che non vorremmo. Per dimostrare a noi stessi e al mondo intero di essere perfettamente integrati nel Paese che ci ospita, abbassiamo definitivamente lo sguardo e facciamo finta di dormire fino a quando la vacca non si è levata di torno.

***

E oggi ecco che si ripete l’evento. Sono seduto nel posto H tanto sospirato, e davanti a me si materializza un pancione. Sollevo discretamente lo sguardo e trovo una giovane donna, non proprio bella, diciamo un tipo.
Dalla sua borsa pende il maledetto aggeggio. Cazzo, penso. Gli altri ovviamente non si alzano, ma questa volta è proprio di fronte a me. Vuole il posto H.
Faccio mentalmente due conti. Il treno è relativamente vuoto, quindi se mi alzo dovrei potermi sedere nuovamente entro 5 minuti, massimo 10. Questa sarebbe la buona occasione per dare ai giapponesi uno schiaffo morale e insegnare loro come si vive civilmente, cedendo il posto alla povera donna.
Però in fondo anche lei potrebbe aspettare 5 minuti, quindi che rimanga in piedi e vada a quel paese.
Un momento! Se la vecchietta di tanti anni fa aveva ringraziato così calorosamente per averle ceduto il posto, vuoi vedere che questa mi dà pure un succhiotto sul multifunzione?

Sta per accadere una cosa incredibile. SirDiC si alza e, sorridente, invita la donna a sedersi, proprio come ha sempre fatto in Italia! Con ostentata fierezza si allontana platealmente dal posto, zoppicando per rendere la sua impresa ancora più eroica agli occhi altrui, e aspetta con ansia il succhiotto che non arriva.
La scrofa mantiene un’espressione indifferente, mugugna qualcosa e si siede senza proferire ringraziamento alcuno, quale fosse stato un atto dovuto. Né un sorriso, né uno sguardo…

…Brutta troia che non sei altro! Come osasti? Ora pende su di te la mia maledizione eterna. Partorirai con dolore un mostro deforme, tuo marito ti lascerà e si dedicherà a tempo pieno alle sue mignotte. Dovrai zappare la terra per mantenere te e quel porco di tuo figlio, e vivrai nella miseria per il resto dei tuoi giorni. Ah, a proposito, di faccia sei pure un cesso.

Inaspettatamente il treno non si vuota, e finisco il mio viaggio in piedi. Scendendo passo volutamente accanto alla donna, che ora sta mandando messaggini col cellulare, e la guardo celando meglio che posso il disprezzo che provo per lei. Viaggia comoda, la porca, nel posto che avevo conquistato con tanta fatica. Ma ho imparato la lezione. Cari giapponesi, avevate ragione. Ora sono veramente uno di voi.

"La donna incinta"

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29 – Sopravvivenza ferroviaria 2 – Movesi il vecchierel canuto e bianco

Posted by SirDiC on 12 agosto 2011

"Movesi il vecchierel"

Ricordo ancora di quella volta che cedetti il posto a una vecchietta in treno, tanti tanti anni orsono. Per poco la vegliarda non mi baciava in bocca dalla felicità. Ringraziò almeno tre volte, inchinandosi ripetutamente sfidando le sue precarie condizioni fisiche. Va beh nonnina, ho capito ma ora siediti, e che diamine. Ma è la prima volta che ti cedono il posto?, pensai.
Forse non mi sbagliavo. Che i giapponesi cedano raramente il posto alle vecchiette in treno è una delle prime cose che vengono notate dal forestiero, anche se io all’epoca ero troppo ingenuo per accorgermene. Ma io non sono come loro. Quando ero piccolo mi hanno insegnato il valore delle cosiddete “buone azioni”, e cedere il posto agli anziani era una delle buone azioni più gettonate.

Ma sembra che a questi giapponesi nessuno abbia insegnato a fare le buone azioni quando erano piccoli. Che cattivoni che sono.
Io invece il posto lo cedo. Certo, capita a volte che sono distratto e non mi accorgo subito che la vecchietta col bastone è messa lì davanti. Ma il posto glielo devo cedere subito, appena arriva: che faccio, mi alzo dopo venti minuti che aspetta? Bella figura. Piuttosto mi indigno alla vista di tutti i giovinastri che fanno finta di dormire o che stanno chini sul loro videogioco portatile assorti nel loro mondo, e non si schiodano dal loro posto quando un anziano fa capolino. D’accordo, potrei alzarmi anch’io, ma loro sono più giovani e dovrebbero farlo prima. Beh, in effetti non gli si può dare tutti i torti: dovete vedere la mattina alla stazione come corrono, i vecchiacci, quando io sono in catalessi. E in fondo, se i giovani giapponesi sono così egoisti, cosa mi dovrebbe far pensare che gli anziani quando erano giovani non lo siano stati?
Dunque è giusto non cedere il posto ai matusa, in modo che paghino l’errore commesso da giovani quando a loro volta non cedevano il posto agli anziani. Ma una società che non rispetta gli anziani è indegna di un Paese civile, pertanto è necessario educare i bambini di oggi in modo che, quando saremo vecchi noialtri, ci cederanno il posto senza fiatare.
Ma i vecchi sono solo l’ultimo dei problemi. La dura legge della sopravvivenza ferroviaria ci mette quotidianamente alla prova attraverso situazioni molto più difficili.

(continua)

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43 – Il Vecchio Banana

Posted by SirDiC on 8 luglio 2011

Kamata la mattina. Una stazione molto interessante dal punto di vista antropologico, o forse zoologico. Il treno si ferma, scende la maggior parte della gente e ne sale altrettanta. La studentessa bruttarella cerca di piazzarsi di fronte a me perché sa che scendo fra due stazioni, ma il pachiderma di Kamata la anticipa quasi sempre e con l’ombra imponente del suo pancione la invita a desistere. La pachiderma di Kamata non si è più fatta vedere dopo il terremoto, e così pure la strafiga la cui vista ogni tanto mi consolava.
E nel caos del ricambio di gente si distingue il Vecchio Banana, un tale della apparente età fra i 55 e i 60 anni, che suppongo stia andando al lavoro perché indossa sempre un abito. Sempre lo stesso, ora che ci penso.
Deve essere molto allergico al polline perché in primavera si presenta con una mascherina tirata su fino agli occhi, un cappello abbassato fino agli occhi e degli occhiali antipolline che gli coprono quel poco che resta. Ma ora che siamo in estate, abbandonata la sua armatura antipolline, mostra le sue fattezze in tutto il loro splendore: gobba, spalle ricurve e una faccia da chi ha passato tutta la vita chiuso in casa a [censura].
Sale sul treno cercando di anticipare la gente che sta scendendo, percorre il vagone di corsa sgomitando tra le altre persone e si lancia su un posto libero. Poi, una volta seduto, tira fuori un tablet PC e continua il viaggio chino su di esso, immerso in un mondo tutto suo, dimentico di tutto il resto.

Sta leggendo dei manga. Neppure manga per un pubblico vagamente adulto, ma da ragazzini delle scuole elementari. Che uomo di spessore.

Ma a volte non gli va tanto bene. Sale sul treno, corre, sgomita, si dirige verso il posto libero più vicino che è quello al centro della carrozza, ma quando si accorge che nel frattempo si sta liberando un posto H gli si illuminano gli occhi; cambia direzione, sgomita, sgomita ma stavolta qualcuno è più veloce di lui. Torna al sedile al centro ma ormai è troppo tardi, il posto è stato già occupato così come tutti gli altri posti. Niente da fare. Il Vecchio Banana borbotta qualcosa, ma anziché viaggiare in piedi scende senza smettere di brontolare, e aspetta il treno successivo. Che uomo di spessore. Già detto? Mi scuso.
Su, banana, non prendertela: del resto, sono solo manga.

" Che uomo di spessore. "

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29 – Post privato

Posted by SirDiC on 14 ottobre 2010

Questo post non lo pubblico:

1) Per dispetto

2) Perche’ parla di treni, argomento di cui ormai vi siete stancati.

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28 – Appendice a “27 – Dormiglioni ferroviari”

Posted by SirDiC on 11 ottobre 2010

“E quando ad addormentarsi sulla tua spalla è una giovane donna carina?”

La risposta (V.M.18) e’ in anteprima sulla pagina Facebook

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