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35 – Dal dottore

Posted by SirDiC on 27 gennaio 2011

Inverno. Tempo di raffreddori, influenze e malanni vari. Tremate, o voi che col vostro fisico gracile e debilitato dalla lotta per la sopravvivenza incappate facilmente in questi acciacchi. Tremate, o voi che credendovi immuni non avete preso le precauzioni del caso. I virus giapponesi non perdonano. I medici neppure.
Se vivete con un/a giapponese, la cosa migliore che vi possa capitare è essere obbligati ad andare dal dottore. Perché il raffreddore non passa da solo come ci hanno insegnato le nonne; non bisogna bere aranciata, mettersi a letto e aspettare che passi. No. Bisogna riempirsi di medicine, a ogni costo. E per avere le medicine bisogna fare una camminata straziante con la febbre alta per raggiungere l’ospedale dove vi aspetta il pusher, il vostro Salvatore, il Dottore. Questi, dopo una visita sommaria, senza chiedervi nulla tirerà fuori uno strano oggetto. Un bastoncino ovattato lungo circa 20cm con il quale, come vi sarà spiegato, vi sarà prelevato un campione dalla faringe. Il campione sarà poi analizzato in modo da capire se quello che avete è raffreddore oppure influenza, e di conseguenza decidere l’inutile medicina da prescrivere. Accidenti a questi fottuti dottori giapponesi che non ti sanno diagnosticare l’influenza senza aprirti in due.
Siete già rassegnati a dovervi sottoporre a un esame invasivo e aprite la bocca, ma NO, vi spiega il dottore, il campione va prelevato per via nasale. In altri termini bisogna sottoporsi al famigerato tampone rinofaringeo, una delle torture più orribili che si possano immaginare.
Al vostro cortese rifiuto, il dottore farà una faccia sorpresa. In vent’anni di professione, nessuno si era mai rifiutato di sottoporsi a un esame così innocuo. Incredulo, il dottore insisterà, con le infermiere che gli danno manforte. Non sono affari vostri se volete guarire oppure tenervi il raffreddore, il trattamento è obbligatorio. La discussione si accende, si alzano i toni , arrivano infermiere dagli altri reparti a vedere cosa sta succedendo. Per non costringere gli altri pazienti ad aspettare troppo, sarete accompagnati nuovamente in sala d’aspetto dove continuerete a dare spettacolo della vostra fifa. Vi saranno raccontate storie umilianti di bambini coraggiosi che si sottopongono al test senza fiatare, anzi felici; i vecchi vi guarderanno storto, avrete tutti gli occhi puntati addosso, ma in fondo siete dei simpaticoni. Praticamente ormai siete diventati la mascotte dell’ospedale.
Ma dopo una mezz’ora anche il dottore si stanca, e si arriva finalmente a un compromesso: il prelievo avverrà per via orale.
Il primo tentativo va a vuoto, con il bastoncino reso inutilizzabile da un morso disperato. Ma alla seconda prova, il bastoncino maneggiato abilmente dall’infermiera si infila nei meandri faringei per depositarsi sul fondo, dove raccoglie il prezioso nettare. Prima di essere estratto, il bastoncino gira su se stesso un paio di volte, facendo salire un rigurgito che se non avessi lo stomaco vuoto vorrei scaricare addosso a quella maledetta infermiera.
Infine arriva il verdetto: raffreddore. Il dottore, soddisfatto, prescrive le medicine. Cinque farmaci diversi da prendere tre volte al giorno. Sciroppo, antivirale, preparato per gargarismi, medicina per lo stomaco 1 e medicina per lo stomaco 2. Perché anche se non vi fa male la pancia, a quanto pare è da lì che partono tutti i mali. Qualunque cosa abbiate, vi prescriveranno la medicina per lo stomaco.
Frontiere della medicina o pura stregoneria? Nel dubbio giro con la mascherina da settembre a giugno. Meglio evitare certe esperienze.

"I virus giapponesi"

(based on a true story ca. 2005)

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