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34 – Superstizioni giapponesi: il Capodanno

Posted by SirDiC on 2 gennaio 2011

Il capodanno tradizionale giapponese è così diverso dal nostro: niente feste a base di spumante, petardi, conti alla rovescia. Quelle cose appartengono alla cultura aliena che prende piede comunque tra i giovinastri di Roppongi e simili, ma noi amiamo le atmosfere tranquille del capodanno in famiglia, poi andiamo al tempio a fare una preghierina per l’anno nuovo, buttiamo una monetina e compriamo il talismano che ci proteggerà per tutto il resto dell’anno.
Già, andare al tempio. Cosa mi tocca fare.
Buttare una monetina? Piuttosto mi faccio scuoiare.
Però, finché c’è mia moglie che mi obbliga ad andarci, va fatto e basta. Secondo la loro superstizione, non andare al tempio i primi giorni dell’anno porta male o si va all’inferno o non so cosa, so solo che bisogna andarci sennò sai che rogne. Uno degli ultimi anni è stato particolarmente sfortunato. La causa è stata attribuita al fatto che a capodanno eravamo andati a un tempio buddista, mentre gli atei come noi dovrebbero andare a un tempio scintoista. Logico, no?
Queste credenze sarebbero abbastanza innocue se ogni volta che si va a un cavolo di tempio non fossi obbligato a buttarci una monetina. Ogni volta è una contrattazione al ribasso: tiro fuori la monetina di valore più basso che ho nel portafogli, ma mia moglie si vergogna e cerca di convincermi a lanciare una monetina più pesante, io rilancio verso il basso e così via finché non si trova un accordo. Nei templi famosi è facilissimo sottrarmi da questa spesa inutile: essendoci tante persone che lanciano le monete contemporaneamente, faccio finta di buttarla anch’io ma non butto una minchia, ma nel tempio rionale semideserto come posso fare?
La soluzione è questa: faccio finta di tirare fuori una bella moneta, e poi quando lei ha già lanciato la sua e per quell’attimo ha gli occhi chiusi per pregare, lancio una di quelle schegge di ferrite che mi ritrovo sempre in tasca perché in azienda sono pieno, questa fa il tintinnio di un bel soldone da 500 yen e siamo tutti felici e contenti.
*  *  *
Siamo giunti dunque al tempio, e io ho in tasca il pezzo di ferrite prescelto. Arrivati nelle vicinanze del luogo delle offerte lo tiro fuori e lo tengo nascosto in mano; sono concentrato ed emozionato come un bambino il primo giorno di scuola. E qui accade l’imprevisto. Mia moglie mette mano al portafogli e tira fuori una monetina da 5 yen, il secondo valore più basso che esista. Ma come, è diventata spilorcia pure lei?
No: il 5 porta bene, quindi vanno bene le monete da 5, 50 e 500. Per puro caso la moneta da 5 yen era l’unica moneta di taglio fortunato che aveva nel portafogli. Preso dal susseguirsi degli eventi, mi perdo l’istante in cui chiude gli occhi. Sono costretto a buttare anch’io una monetina da 5 yen che per fortuna avevo in tasca.
Il maledetto soldo bucato volteggia in aria, ricade con un tintinnio sulle sbarre che ricoprono la cassa delle offerte e infine si adagia sullo scivolo che lo conduce lentamente sul fondo. Seguo quasi in lacrime gli ultimi istanti della sua vita. Maledetti preti, non finisce qui.
Tanti auguri di un meraviglioso 2011, ma se sarà un anno merdoso lo sarà indipendentemente da quanto osservate i precetti delle superstizioni vostre o altrui.

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