Il fantastico mondo di SirDiC

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44 – Sposa bagnata, sposa fortunata.

Posted by SirDiC on 31 luglio 2011

Pioveva a dirotto quando mio malgrado dovetti andare al matrimonio di una conoscente.
Assistere a un matrimonio giapponese è pur sempre un’esperienza di vita, ma la pomposità trash dei giapponesi in queste situazioni, insieme alla loro maledetta usanza di regalare soldi non vanno d’accordo con il mio spirito parsimonioso.

Mi ritrovai in una cappella moderatamente gremita di gente, la bancata dello sposo leggermente più piena di quella della sposa. Forse è anche per questo che gente che non c’entra nulla è stata tirata per le orecchie, in un tentativo disperato di colmare lo sbilanciamento degli invitati. Che brutta cosa avere pochi amici, e che insensato farsi vedere nel momento del bisogno pur non essendo un amico. Il mondo è strano.

Come da copione, che suppongo simile in tutti i matrimoni, entrò prima lo sposo, e prese posto nelle vicinanze dell’altare. In seguito fece il suo ingresso la sposa accompagnata dal padre che la teneva a braccetto. Un passo avanti, piedi uniti. Un altro passo avanti, ancora piedi uniti. Nel loro lento avanzare sembravano due scemi. Raggiunto insieme lo sposo, il padre di lei fece come per consegnare la sua creatura all’uomo che da quel momento in avanti se ne sarebbe preso cura, e vedere quella sorta di passaggio di consegne mi fece quasi sospettare precedenti relazioni incestuose.

La cerimonia, presieduta dal classico prete finto occidentale con accento inglese, andò avanti senza intoppi. A un certo punto venne intonato un canto religioso, e nel momento più solenne di questo si aprirono delle grandi tende che fino a quel momento nascondevano una vetrata. L’intento era quello di far entrare dei suggestivi raggi di luce, ma il tempo inclemente vanificò il tutto. Che pagliacciata galattica. Non vedevo l’ora di andare a mangiare per recuperare almeno in piccola parte i soldi che mi era toccato regalare a quei due cretini.
A un certo punto gli sposi uscirono dalla cappella tra lanci di petali di fiori al posto del riso.
Guardai la sposa. Era bellissima, nel suo vestito bianco crema. Secondo indiscrezioni attendibili, il suo ex fidanzato era dotato di un arnese enorme, mostruoso, qualcosa di veramente fuori dal comune. Il tale, ovviamente un ingegnere, lavorava per un noto produttore di elettrodomestici. E quando capitai a casa degli sposini e vidi tanti elettrodomestici tutti di quella marca non potei fare a meno di rivolgere uno sguardo di compassione al povero sposo, che certo ignorava il valore affettivo che quegli oggetti dovevano avere per la sua lei.

Il pranzo finalmente arrivò, ma c’era poco da riempirsi lo stomaco. Tra una portata e l’altra passavano decine di minuti, durante i quali gli sposi e gli invitati si esibivano nei discorsi più noiosi e stupidi che si possano immaginare. Il tempo passava lento, ma finalmente a un certo punto potei andar via, con i crampi allo stomaco dalla fame e un giorno di vita in meno.
Povero sposo, pensai. Sapevo che quella notte, tra una cosa e l’altra, si sarebbe chiesto perché il suo salamino sguazzava così libero in quell’enorme corridoio. E a quel pensiero mi sfuggì un ghigno malefico. Chissà se un giorno, preso dai rimorsi di coscienza, gli rivelerò il terribile segreto che, non senza tormento, custodisco nel mio cuor gentile.

"Gli sposi"

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33 – Comunione in nudità – parte prima

Posted by SirDiC on 16 dicembre 2010

Un giorno mi trovavo in una libreria, una delle più grandi e frequentate di Tokyo. A un certo punto sentii che mi scappava un bisognino importante e entrai in bagno. Il bagno era così tirato a lucido che tutta l’azione si svolse in modalità full contact con il water, ossia senza preparare strane mummie di carta igienica nella tavoletta. Poi lo spruzzo d’acqua, un’asciugatura con un getto di aria calda e di nuovo fresco come una rosa a cercare il libro che mi serviva.

Bene, che i bagni giapponesi siano generalmente puliti non è una novità. Ma perché lo sono? Forse perché i giapponesi sono così educati che non li sporcano? O perché li puliscono spesso?
Per avere la risposta bisogna andare all’onsen.
Non amo particolarmente andare agli onsen, ma a volte capita che proprio non riesco a sottrarmi da questa seccatura. Per chi non lo sapesse, gli onsen sono stazioni termali dove ci si fa il bagno tutti ignudi. Tutti ci vanno volentieri perché sono l’occasione per staccare dal lavoro e rilassarsi, e pare che le acque termali abbiano delle proprietà terapeutiche. Ecco allora che quando mi viene proposto di andare all’onsen e non ho più scuse per sottrarmi da questa seccatura, evviva, sorrido entusiasta facendo buon viso al cattivo gioco di dovermi ritrovare ammollo in una piscina con altri maschi nudi.
Prima di entrare in vasca ci si deve lavare in una specie di doccia seduti su uno sgabellino. Non so se sia culturalmente ammesso pisciarci, ma devo ammettere che lo stimolo è forte. Dunque chi mi ha preceduto pochi minuti prima, oltre ad aver strusciato il suo lurido fondoschiena sullo sgabellino dove sono seduto adesso, potrebbe anche avermi lasciato qualche altro ricordino. Mi sale sulla schiena un piccolo brivido.
Lo spettacolo che si presenta in vasca poi non è dei migliori, se uno non è interessato all’anatomia maschile, a meno che non voglia guardare i cazzi degli altri per bearsi della propria superiorità.

I frequentatori dell’onsen si dividono in due categorie: quelli che mostrano le pudenda con nonchalance e quelli che le coprono timidamente con un asciugamani. I primi, poverini, hanno dei cazzini piiiiiiccoli piccoli. Forse si mostrano solo per esorcizzare la vergogna: se fossi al posto loro, mi sparerei. Se loro sono messi così male, figuriamoci allora come ce lo devono avere quelli che si coprono. E allora, aguzzata la coda dell’occhio, i raggi indiscreti della super-vista si infilano acrobaticamente tra le pieghe fluttuanti dell’asciugamani del passante di turno. E scoprono per il mio grande stupore che il tale è dotato di un coso abbastanza normale, non dico come il mio multifunzione ma insomma.  Ecco quindi svelato un aspetto importante della misteriosa cultura orientale: il pene è un coso brutto, sporco, rovina l’armonia del corpo umano, quindi meno ce n’è e meglio è. Chi ne ha di più deve solo vergognarsi e nasconderlo come può, pena il pubblico ludibrio. Tutto il contrario quindi di quello che succede negli spogliatoi delle italiche palestre, dove sono proprio i proboscidati a fare avanti e indietro nudi facendo finta di aver dimenticato le mutande da qualche parte, e non interrompono la loro nauseante passeggiata fino a quando non sono sicuri di essere stati visti da tutti.

"Onsen"

Siamo vicini alla soluzione dell’enigma. Ricordate ai tempi della scuola quelli che per fare la pipì disertavano gli orinatoi e si chiudevano a doppia mandata nei gabinetti? O magari eravate tra quelli? “La pisciata è un momento di intimità con me stesso”, era la scusa ricorrente. Sì, come no. Perché non dite la verità? Avete paura che il vostro vicino di pisciata si accorga che avete l’uccellino più piccolo del suo. Vi chiudete in bagno, poi quando qualcuno deve fare un bisognino più importante è costretto prima ad aspettare i vostri comodi, e infine ad esibirsi in improbabili acrobazie sopra la tavoletta pisciata da voi.
Ecco finalmente la mia teoria che svela l’arcano sulla pulizia dei bagni: in Italia i minidotati si rinchiudono per la vergogna e bagnano tutto intorno perché non riescono neppure a tenerlo in mano. In Giappone accade il contrario: quelli che ne hanno di più si vergognano, quindi magari si chiudono pure in bagno ma hanno più presa, e quindi più mira. Tutto quadra. Come volevasi dimostrare.

"Intimità con sé stessi"

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