Il fantastico mondo di SirDiC

vietato ai puri di cuore

27 – Dormiglioni ferroviari

Posted by SirDiC on 2 ottobre 2010

Che bello tornare a casa quando finisco di lavorare. Il treno arriva che è ancora quasi vuoto, e io mi siedo nel mio bel posto H. Dopo poche stazioni comincia a riempirsi, ed ecco il primo passeggero che si apposta davanti a me, speranzoso che io scenda. E’ il momento di entrare in azione. Chiudo il libro e lo metto in borsa, poi mi ricompongo come se stessi per scendere. Quello fa appena in tempo a illudersi, e io purtroppo per lui non scendo; anzi, tiro fuori un altro libro. Dopo un po’ di tempo quello è ancora lì davanti, oppure è sceso e ne è arrivato un altro, non importa. Di nuovo in azione: mando un messaggio col telefonino, lo chiudo e lo metto in borsa, guardo l’ora, mi giro e guardo fuori come per verificare che la prossima stazione è quella giusta. Il signore che aspetta davanti sta già raccattando la sua borsa dal ripiano per i bagagli e pregustandosi il comodo posto a sedere, ma niente. SirDiC non scende ancora.

Ed ecco che, quasi fosse una punizione divina per i miei dispetti, dal posto accanto sento una pressione che mi schiaccia dalla parte opposta. Nulla di strano: mi si sta spalmando addosso uno dei soliti maledetti, stramaledetti fottutissimi dormiglioni.

Ma guarda un po’. I giapponesi aborrono così tanto il contatto fisico che molti di loro fanno i salti mortali per sedersi in un posto H, ma poi credono di avere il diritto di usare la spalla altrui come cuscino per dormire. Vorrei che esistesse un congegno che, al superamento della linea immaginaria che separa il loro posto dal mio, spara da sotto il sedile un cazzone pneumatico che li scaraventa sopra il ripiano dei bagagli di fronte. Oppure una sottile ghigliottina che affetta via le parti in eccesso e che sarebbe perfetta anche per i ciccioni, svegli o addormentati che siano. Le regole dell’educazione si scagliano giustamente contro chi ascolta musica in cuffia a volume alto, chi si sdraia occupando tre posti, addirittura contro le povere donne che si truccano e che almeno loro non danno fastidio, ma stranamente non contro i dormiglioni, nonostante siano un vero strazio. Come possiamo difenderci allora?

Quando un dormiglione inizia a invadere lo spazio altrui l’istinto direbbe di respingerlo, ma il gesto può essere interpretato come uno sgarbo e non è consigliabile farlo, considerati i pazzi che ci sono in giro. Lo stesso discorso vale ovviamente per i sistemi che utilizzano percosse, puntine, scariche elettriche o simili. La cosa migliore da fare è ritirarsi, con discrezione ma repentinamente, in modo da far mancare l’appoggio al dormiglione. Il porco si sveglierà e si ricomporrà, poi dopo qualche istante si riaddormenterà e si appoggerà nuovamente. E allora un altro piccolo scatto verso l’interno, quello si sveglia di nuovo e così via. Questa tortura è la punizione minima per avermi fatto fare un viaggio di merda, e che cavolo.

* * *

Ricordo ancora quella mattina che Spilunga Joe era casualmente seduto vicino a me e dormiva beatamente sopra la mia spalla. Io mi ritiravo come ho descritto sopra, e quello dopo il momento iniziale di ricomponimento tornava a dormire. Così facendo si avvicinò la stazione dove scende sempre: stavo finalmente per liberarmene. Ma un momento, chi sono io per permettermi di svegliare una persona che dorme? Poverino, ieri doveva aver lavorato molto, era molto stanco e aveva bisogno di dormire. E così gli offrii gentilmente la spalla e non lo svegliai più, anzi stetti attentissimo a far sì che potesse godere del sonno più profondo e ristoratore possibile. Quando poi si decise a svegliarsi, la sua stazione era passata da venti minuti. Si guardò intorno con gli occhi ancora semichiusi per il sonno, e non riconoscendo il luogo dove si trovava si precipitò fuori dal treno.

Non ci fu cattiveria nel mio gesto, ma a volte bisogna fare delle scelte.

" ...spara da sotto il sedile un..."

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26 – Il posto H

Posted by SirDiC on 14 settembre 2010

Un giorno aspettavo il treno alla stazione di capolinea ed ero il primo della fila. Il treno arrivò, si aprirono le porte, entrai per primo nel treno vuoto e mi diressi con calma verso il posto a sedere più vicino. Poi, facendo per sedermi, probabilmente dovevo essermi spostato leggermente dall’asse del posto, e prima di potermi accomodare una persona mi sgattaiolò dietro per sedersi nel posto che avevo scelto io. Ma come, con tutti i posti liberi che ci sono fuori dalle balle, ti devi sedere proprio nel mio posto?
Poi ho scoperto che per molte persone, i posti a sedere che a me sembravano tutti uguali in realtà non lo sono. Alcuni sono molto più ambiti degli altri, tanto che a volte per il loro possesso scoppiano delle liti.
Stiamo parlando dei sedili all’estremità della fila, e li chiameremo posti H. “H” come “Hot”, cioè caldo, ambìto, popolare.
In un treno vuoto questi posti sono sempre i primi a essere occupati. Quando si liberano, chi era seduto nel posto vicino non esita a trasferirsi con un movimento laterale a granchio, liberando il suo precedente posticino con un effetto simile al gioco del quindici. All’apertura delle porte, la gente che sale fa le gare di corsa dentro il treno per sedersi in un posto H lasciato eventualmente libero.

La ragione per cui questi sedili sono così ambiti è misteriosa. Si può pensare alla convenienza di stare seduti vicini all’uscita, ma anche i posti all’estremità del vagone, pur essendo lontani dall’uscita, sono altrettanto ambiti. L’ipotesi più accreditata è quella del piacere di non avere altre persone almeno da un lato. Ma anche qui c’è qualcosa che non convince.
Se accanto a te si siede un ciccione, questo ti schiaccerà contro la bassa parete divisoria che separa il posto dall’uscita; in qualunque altro posto puoi sempre distribuire la pressione sugli altri passeggeri.
Poi c’è sempre qualcuno appoggiato alla suddetta parete e può dare fastidio, soprattutto se puzza, se ha uno zaino o se sporge molto la schiena verso l’interno: in genere, almeno una delle tre cose è sempre vera.
Inoltre, se ci sono passeggeri in piedi, questi ultimi ambiscono al posto H e quindi ci si appostano davanti nell’attesa che si liberi, coprendo la visuale.
Dove sono allora tutti questi vantaggi?

E’ lecito avere delle preferenze, per carità.
Ma è normale che ci siano delle persone che se non si siedono lì preferiscono restare in piedi anche se sono liberi tutti gli altri posti? No, eppure ce ne sono tante. O sono deficienti, oppure questo posto H è qualcosa che trascende l’umana comprensione.
E io che cosa c’entro in tutto questo? Perché io stesso, quando possibile, mi siedo nel posto H?
Per dispetto, ovviamente. Il gusto di sottrarre a qualcuno il suo posto preferito non ha prezzo. Se poi riesco a fregare il posto H a qualcuno e poi noto che quello rimane in piedi invece di sedersi in un altro posto libero, il godimento raddoppia.

"Il posto H"

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25 – Sopravvivenza ferroviaria

Posted by SirDiC on 7 settembre 2010

Prima di parlare dei comportamenti sociali degli animali da treno apriamo una piccola parentesi tecnica. Mi scuso in anticipo se per alcuni sarà un po’ noiosa.

Sappiamo bene che appropriarsi di un posto in un treno affollato è un’impresa ardua, e affidarsi alla sola fortuna non è quasi mai sufficiente.
Pertanto ogni animale ferroviario sviluppa le proprie tecniche personali, e ovviamente anch’io ho le mie. Nel precedente blog ne avevo accennato una sola e mi ero ripromesso di rivelare le altre. Ora, dopo tanto tempo, eccole finalmente pubblicate.

Tecnica n.1- Inserimento semplice
Posizione di partenza: di fronte al posto ambito, temporaneamente occupato, si trova una persona, che sarà la nostra vittima. Noi siamo al suo fianco, supponiamo alla sua destra.
Il nostro piede sinistro sarà quasi a contatto con il suo piede destro, in modo che la vittima non possa spostarsi verso di noi ma solo allontanarsi. Il piede d’appoggio è necessariamente il piede sinistro. Se la vittima sposta il piede destro, noi sposteremo il nostro piede sinistro in modo che i piedi siano sempre a contatto. Gli scossoni, le accelerate e le frenate del treno favoriranno questo processo. La vittima si troverà alla fine in una situazione di equilibrio precario e sarà costretta a spostarsi. Tutto sarà fatto nella massima discrezione e fingendo di essere stati spinti a nostra volta: non è difficile, in un treno affollato.
Nel frattempo, il corpo sarà fermo ma la posizione sarà tale da mostrare al temporaneo occupante del posto il percorso che vogliamo che prenda nel dirigersi verso l’uscita. Ogni altro percorso possibile dovrà essere accuratamente nascosto. Il percorso da prendere sarà quello che nel momento in cui si alza lo obbligherà a spingerci leggermente verso la nostra vittima. Questa spinta, trasmessa con le anche contro la nostra vittima già in equilibrio precario, è in genere sufficiente a spostarla di quel tanto che basta a posizionarci quasi di fronte al posto libero.
Ora possiamo decidere se occupare spudoratamente il posto, o ancor meglio fingere di esitare quasi per invitare la vittima a sedersi. Questi non si siederà per timidezza, e dopo qualche secondo, con l’aria dei bambini innocenti, possiamo appropriarci a pieno titolo del posto.
Se si sviluppano adeguatamente le tecniche delle mani, dei piedi, del gomito, le finte del corpo, tecniche marziali di radicamento, fondamenti di ipnosi e una buona dose di cinismo, la probabilità di successo è molto alta. Inoltre, non solo il posto di fronte alla vittima, ma anche quello originariamente di fronte a noi, è facilmente controllabile nel caso dovesse liberarsi prima del previsto.
(Difficoltà: ★★☆☆)

Tecnica n.2- Inserimento a 45 gradi con semirotazione
Posizione di partenza: di fronte al confine tra due posti a sedere, aggrappati a una maniglia.
Supponiamo che si stia per liberare il posto alla nostra diagonale sinistra. Spostiamo il peso del corpo sul piede sinistro. Il tallone del piede destro viene posizionato 10 cm a sinistra del piede sinistro. Mentre il passeggero si sta alzando, eseguiamo una rotazione di 180 gradi usando il tallone destro come asse, mentre la maniglia ci aiuta a mantenere l’equilibrio. Gradualmente il peso del corpo si sposta sul piede destro. Il nostro movimento sarà tale che il passeggero che si sta alzando nasconderà al nostro competitore (quello che desidera sedersi nel nostro posto) la vista di quello che stiamo facendo, in modo che egli si renda conto che il posto gli è stato fregato solo quando ormai siamo seduti.
(Difficoltà: ★★★☆)

Tecnica n.3- Teletrasporto
Non mi è mai riuscita, ma esiste. Ne sono stato testimone il giorno in cui una cinese mi soffiò il posto quando avevo già quasi completato un inserimento a 45 gradi.
(Difficoltà: ★★★★)

Tecnica n.4- Mnemonica
Consiste nel memorizzare le persone che salgono sullo stesso treno alla stessa ora e che scendono prima di noi. Ovviamente è possibile solamente nel treno della mattina. Pare che sia una tecnica molto popolare anche tra i giapponesi, purtroppo applicata anche dal merdoso pachiderma che sale due stazioni prima che io scenda e mi si piazza davanti, soffocandomi con il suo enorme ventre e sventolandomi la gazzetta in faccia. E che ci posso fare, sono straniero e facilmente riconoscibile.
Io invece per aiutarmi a ricordare devo associare alle varie persone un soprannome:
Inomata (dal mio ex collega che gli somiglia)
Pietro Gambadilegno (la somiglianza è sorprendente)
Spilunga Joe (non so perché gli ho messo questo nome)
e così via.
Non ho una buona memoria, ma poiché i passeggeri del treno non vedono di buon occhio gli stranieri che gli fregano il posto, la tecnica mnemonica è la migliore in assoluto per la sua discrezione.
(Difficoltà: ★★★☆)

" Il pachiderma di Kamata"

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24 – Catzilla

Posted by SirDiC on 1 settembre 2010

Ho sempre desiderato avere un uccello multifunzione con il quale dominare il mondo. Della lunghezza regolabile tra poche decine di cm e centinaia di metri, per poter rispettivamente malmenare i malcapitati o distruggere interi palazzi; dotato del giusto grado di nerbo ed elasticità, per potermi avvantaggiare di un micidiale effetto frusta; prensile, per poter sradicare alberi e pali e scaraventarli lontano o usarli come armi.
Sono le 6:38 del mattino e sono appena uscito di casa. Mi trovo davanti un’orribile distesa di case, costruite apparentemente senza il minimo criterio di decoro urbanistico. Finestre che si aprono nella proprietà del vicino oppure a un palmo da un muro. Facciate di dubbio gusto. Case che sembrano vespasiani. Se avessi un pisello di 300 metri, potrei buttare giù tutto in un colpo solo. Poi, con un salto con l’asta, arriverei alla stazione in 3 secondi anziché 10 minuti.
Salito sul treno, lo userei per abbattere i compagni di carrozza come birilli per poi continuare il viaggio seduto comodamente. Sceso alla mia affollatissima stazione, il pisello immaginario si trasforma in un lanciafiamme che si scarica violento su tutti quelli che intralciano il mio cammino, carbonizzandoli all’istante. Poi continuo l’opera in azienda, usandolo come un boa per strangolare e ingoiare quel vecchio tirchio del presidente, passare poi a quell’odiosa di sua figlia e infine scendere al secondo piano, dove termino l’opera con un trattamento speciale alla cinesina nuova arrivata.

"Salto con l'asta"

Gli altri colleghi li risparmio, perché tutto sommato sono divertenti.
Uno lo chiameremo Neko, ossia gatto in giapponese. Prima lavorava in una grande azienda, famosa per il sovraccarico di lavoro e i frequenti suicidi dei suoi dipendenti. Si dice che facesse almeno 200 ore di straordinario al mese. Forse è da allora che Neko ha cominciato a credersi un gatto: miagola ad ogni occasione, anche di fronte ai clienti, e in ogni discorso pronuncia la parola “nyaa” (corrispondente al nostro “miao”) al posto di ogni parola dove la sostituzione sia possibile senza peggiorare la comprensione. Però, stranezze a parte, è uno che sa fare bene il suo lavoro, soprattutto rispetto a certi buoni a nulla che siedono nella cosiddetta stanza dei bottoni.
Poi c’è Jun il musicista, anche lui un tipo in gamba. Dice di avere un violoncello del ‘700 che comprò ai tempi della bolla economica, pagandolo come una casa senza neppure sapere se fosse autentico. Gli chiedo sempre di mostrarmelo, ma ogni volta lui trova abilmente il modo di sviare il discorso.
Vado particolarmente d’accordo con le lavoratrici interinali che danno un tocco di rosa all’ambiente di lavoro, ma che purtroppo scappano via dopo pochi mesi o al massimo un anno.
Un tempo c’era Taka, una gran bella ragazza. Una volta, per dimostrarmi di non avere un filo di pancetta, si abbassò i pantaloni fino al limite del pelo, rischiando di uccidermi per il piacevole shock. Purtroppo andò via, e il suo posto fu preso da una cinese un po’ stravagante. Quest’ultima sulle prime non mi piaceva molto perché era un po’ diretta nei modi; inoltre parlava un giapponese molto sgrammaticato, e a lungo andare mi accorsi che iniziavo a fare i suoi stessi errori. Ma un bel giorno arrivò in ufficio e mi fece vedere orgogliosa una banana finta.
“Non sembra vera?”, mi chiese. “No, non sembra vera, perché il colore è troppo uniforme e brillante, le banane vere hanno un colore più spento e hanno le macchie marroni, giusto?”
“Allora bisogna metterla in un posto sporco!” Dicendo questo si illuminò in volto e, stretta in mano la banana, eseguì il gesto di usarla per sodomizzare qualcuno. Da allora la amo segretamente, anche se purtroppo è andata via pure lei sostituita dall’altra cinesina di cui sopra.
E poi naturalmente ci sono altri personaggi, ognuno con le proprie stranezze, ma per non fare una lista troppo lunga ne parlerò all’occorrenza.

* * *

Con un salto con l’asta siamo dunque arrivati alla stazione. Certo, si potrebbe allungare l’asta fino a 20km e arrivare direttamente in ufficio, ma sarebbe un peccato rinunciare a quella parte di vita quotidiana così ricca di episodi che si svolge in treno.

"La morte del capo"

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23 – Come promesso

Posted by SirDiC on 31 agosto 2010

Questo blog nacque il 4 settembre 2007, mori’ e risorse, poi mori’ ancora e adesso torna a grande richiesta. Non so quanto durera’. Vedremo.
La maggior parte dei fatti raccontati si svolgono a Tokyo o dintorni, ma possono esserci eccezioni.
Cerchero’ di usare il meno possibile termini di non immediata comprensione o non appartenenti alla lingua italiana. Quando cio’ non sara’ possibile, sarete rimandati a un glossario che si arricchira’ di volta in volta. E forse ogni tanto pubblichero’ qualche vintage post.
La lotta per la sopravvivenza mi sta succhiando tutte le energie. Aspettatevi dunque lunghi tempi fra un post e l’altro.
Incipit oratio sirdicii

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