Il fantastico mondo di SirDiC

vietato ai puri di cuore

Protetto: 48 – Lì

Posted by SirDiC on 22 settembre 2011

La parte di pollo usata da Apelle per fare la palla che i pesci videro venendo a galla.

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47 – Bonus post – il Pisciatoiòfono

Posted by SirDiC on 10 settembre 2011

Riportiamo in esclusiva l’intervista al prof. Puliga, l’inventore del Pisciatoiofono.

"Intervista al prof. Puliga"

SirDiC: Grazie per avere accettato l’intervista con noi, professore. Potrebbe parlarci della sua invenzione?
Prof.: Si tratta di un normale orinatoio i cui fori di scarico hanno tutti diametro diverso, in modo che all’atto della minzione sia possibile comporre melodie indirizzando il getto di urina nel foro corrispondente alla nota che si vuole suonare.
S: Come le è venuta l’idea?
P: Un giorno di tanti anni fa stavo tornando a casa dall’Università dopo essermi fatto 4 canne e scolato due casse di birra. Passai in un bagno pubblico e lì ebbi l’illuminazione. Mi resi conto solo allora di quanto a un semplice momento intimo con sé stessi potesse essere data un’utilità sociale.
S: Utilità sociale, perché? Detto da uno che si fa le canne, poi.

"Pisciatoiofono cromatico in Do maggiore"

P: Pensi ai ritmi dei giorni nostri che non ci permettono di soffermarci ad ascoltare un po’ di musica. E pensi all’utilità sociale dell’insegnamento della musica ai bambini, a cui il Pisciatoiofono potrebbe dare un contributo significativo.
S: Quali pensa siano le potenzialità di diffusione della sua nuova invenzione?
P: Nulle purtroppo, perché i giapponesi ci hanno già superato.
S: Si spieghi meglio.
F: Hanno inventato un oggetto simile, ma completamente elettronico. Misura la portata della pisciata ed è possibile giocare ai videogames utilizzando il getto di urina per i controlli.
S: Ma la sua idea ha oltre vent’anni. A cosa è imputabile tutto questo ritardo?
P: Alla scarsa cooperazione tra Università e impresa, alla pressione fiscale e alla burocrazia che scoraggiano gli investimenti e l’imprenditorialità. Come al solito, in Italia siamo sempre indietro sui grandi progetti.
S: Del Pisciatoiofono sarà disponibile anche una versione per donne?
P: No, ma sono certo che i giapponesi la inventeranno molto presto.

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46 – Sopravvivenza ferroviaria 3 – La donna incinta

Posted by SirDiC on 2 settembre 2011

(segue)

Tempo fa è stato inventato il distintivo che ritrae una mamma che accudisce amorevolmente un bambino in grembo. Una donna incinta che lo porta mentre viaggia sul treno dimostrerebbe il suo stato di gravidanza e avrebbe, in teoria, il diritto a un posto a sedere. Il distintivo viene distribuito gratuitamente alle future mamme sulla base di non so quale prova, e non sono sicuro che al termine della gravidanza sia effettivamente restituito o distrutto. Infatti non è raro il caso di donne dalla pancia piatta che ti si parano davanti nella speranza che tu ceda loro il posto.
In ogni caso, abusi o non abusi, il distintivo è la prova non tanto di una gravidanza, quanto di una bella faccia tosta. La donna che lo espone sembra voler dire: “Io sono incinta, non me ne frega niente se oggi ti sei rotto la schiena al lavoro, ma voglio il tuo posto e quindi me lo devi dare!”
Certo, come no. A una simpaticona come te. E poi cosa pretendi da un povero straniero? Io non sono tenuto a capire il significato dei talismani che ti porti addosso. Va’ nei posti prioritari: se non si alza nessuno neppure lì, vuol dire che la società giapponese non è ancora abbastanza civile perché tu possa avanzare le tue pretese. In tal caso, prenditela con i tuoi concittadini e non rompere le scatole a me.

Inutile dire che nessuno si alza mai.
E così, nell’arco degli anni, nel susseguirsi infinito dei viaggi in treno, capita diverse volte di trovarsi davanti a donne in stato interessante che attivano i nostri istinti di difesa del posto a sedere.
Se la tipa non ha il distintivo, poco male: o è una semplice cicciona, oppure non vuole avvalersi di un privilegio di cui non vede la necessità, e in questo caso ha tutta la mia comprensione e il mio appoggio morale perché possa continuare a stare in piedi come desidera, con l’augurio che il suo lodevole atteggiamento sia di esempio per le altre mamme dal pensiero meno evoluto.

Ma a volte compare il famigerato distintivo. Pende dalla loro borsetta all’altezza dei nostri occhi. Cazzo, è la prima parola che pensiamo. Facciamo finta di niente e ci guardiamo intorno per studiare l’atteggiamento degli altri. Indifferente immobilità.
Siamo costretti a fare quello che non vorremmo. Per dimostrare a noi stessi e al mondo intero di essere perfettamente integrati nel Paese che ci ospita, abbassiamo definitivamente lo sguardo e facciamo finta di dormire fino a quando la vacca non si è levata di torno.

***

E oggi ecco che si ripete l’evento. Sono seduto nel posto H tanto sospirato, e davanti a me si materializza un pancione. Sollevo discretamente lo sguardo e trovo una giovane donna, non proprio bella, diciamo un tipo.
Dalla sua borsa pende il maledetto aggeggio. Cazzo, penso. Gli altri ovviamente non si alzano, ma questa volta è proprio di fronte a me. Vuole il posto H.
Faccio mentalmente due conti. Il treno è relativamente vuoto, quindi se mi alzo dovrei potermi sedere nuovamente entro 5 minuti, massimo 10. Questa sarebbe la buona occasione per dare ai giapponesi uno schiaffo morale e insegnare loro come si vive civilmente, cedendo il posto alla povera donna.
Però in fondo anche lei potrebbe aspettare 5 minuti, quindi che rimanga in piedi e vada a quel paese.
Un momento! Se la vecchietta di tanti anni fa aveva ringraziato così calorosamente per averle ceduto il posto, vuoi vedere che questa mi dà pure un succhiotto sul multifunzione?

Sta per accadere una cosa incredibile. SirDiC si alza e, sorridente, invita la donna a sedersi, proprio come ha sempre fatto in Italia! Con ostentata fierezza si allontana platealmente dal posto, zoppicando per rendere la sua impresa ancora più eroica agli occhi altrui, e aspetta con ansia il succhiotto che non arriva.
La scrofa mantiene un’espressione indifferente, mugugna qualcosa e si siede senza proferire ringraziamento alcuno, quale fosse stato un atto dovuto. Né un sorriso, né uno sguardo…

…Brutta troia che non sei altro! Come osasti? Ora pende su di te la mia maledizione eterna. Partorirai con dolore un mostro deforme, tuo marito ti lascerà e si dedicherà a tempo pieno alle sue mignotte. Dovrai zappare la terra per mantenere te e quel porco di tuo figlio, e vivrai nella miseria per il resto dei tuoi giorni. Ah, a proposito, di faccia sei pure un cesso.

Inaspettatamente il treno non si vuota, e finisco il mio viaggio in piedi. Scendendo passo volutamente accanto alla donna, che ora sta mandando messaggini col cellulare, e la guardo celando meglio che posso il disprezzo che provo per lei. Viaggia comoda, la porca, nel posto che avevo conquistato con tanta fatica. Ma ho imparato la lezione. Cari giapponesi, avevate ragione. Ora sono veramente uno di voi.

"La donna incinta"

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45 – Vacanze Thai

Posted by SirDiC on 26 agosto 2011

La cameriera entra a pulirmi la camera. Tira via agilmente la fodera dalla coperta e la cambia in pochi secondi, mentre guardo incuriosito la scena spaparanzato nel divano. Poi tira via il lenzuolo di sotto, ma anziché cambiarlo lo rimette al contrario. Chissà che la battuta sulle mutande sporche rigirate non venga proprio dalla Thailandia. O forse fanno così in tutti gli alberghi?

Assorto nei miei pensieri guardo la cameriera, ora china a rimboccare le lenzuola, che mi mostra involontariamente la minuta porzione di culetto che fuoriesce dalla fessura tra la camicetta e la lunga gonna blu cobalto.
Che spettacolo le donne Thai.
Alcune ti ammaliano con i loro occhietti sottili e il sorriso grazioso.
Altre ti guardano in cagnesco, seducendoti con quel loro musetto lungo.
Tutte sono accomunate da un alone di mistero che avvolge la loro incredibile bellezza. Secondo la leggenda, infatti, alcune di esse celerebbero tra le loro grazie un pesante fardello. E io, poco incline a certe esperienze, lascio volentieri che a cacciare in questo campo minato sia gente dalle vedute più larghe delle mie, mentre mi dedico a caste attività come tour guidati, tuffi in piscina e percorsi gastronomici.
Che belle le vacanze, ma mi chiedo come sia vivere qui. Forse anche qui ci sono tanti SirDiC, in altrettanti universi paralleli, catapultatisi dal loro Paese d’origine seguendo l’illusione di una vita migliore. E che ora, nel loro piccolo, cercano di distruggere tutto con il loro piccolo multifunzione.
Ma il ritorno al grigiore di Tokyo mi lascia qualche dubbio. Era strano vedere così tanta gente normale tutta in una volta, e ora torniamo alla vita di tutti i giorni tra i pachidermi di Kamata, il Vecchio Banana, i matti della Tsurumi line, e quell’orrenda ditta.
Ahi, mio caro multifunzione, quanto lavoro ti aspetta ancora!

"...celerebbero tra le loro grazie un..."

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29 – Sopravvivenza ferroviaria 2 – Movesi il vecchierel canuto e bianco

Posted by SirDiC on 12 agosto 2011

"Movesi il vecchierel"

Ricordo ancora di quella volta che cedetti il posto a una vecchietta in treno, tanti tanti anni orsono. Per poco la vegliarda non mi baciava in bocca dalla felicità. Ringraziò almeno tre volte, inchinandosi ripetutamente sfidando le sue precarie condizioni fisiche. Va beh nonnina, ho capito ma ora siediti, e che diamine. Ma è la prima volta che ti cedono il posto?, pensai.
Forse non mi sbagliavo. Che i giapponesi cedano raramente il posto alle vecchiette in treno è una delle prime cose che vengono notate dal forestiero, anche se io all’epoca ero troppo ingenuo per accorgermene. Ma io non sono come loro. Quando ero piccolo mi hanno insegnato il valore delle cosiddete “buone azioni”, e cedere il posto agli anziani era una delle buone azioni più gettonate.

Ma sembra che a questi giapponesi nessuno abbia insegnato a fare le buone azioni quando erano piccoli. Che cattivoni che sono.
Io invece il posto lo cedo. Certo, capita a volte che sono distratto e non mi accorgo subito che la vecchietta col bastone è messa lì davanti. Ma il posto glielo devo cedere subito, appena arriva: che faccio, mi alzo dopo venti minuti che aspetta? Bella figura. Piuttosto mi indigno alla vista di tutti i giovinastri che fanno finta di dormire o che stanno chini sul loro videogioco portatile assorti nel loro mondo, e non si schiodano dal loro posto quando un anziano fa capolino. D’accordo, potrei alzarmi anch’io, ma loro sono più giovani e dovrebbero farlo prima. Beh, in effetti non gli si può dare tutti i torti: dovete vedere la mattina alla stazione come corrono, i vecchiacci, quando io sono in catalessi. E in fondo, se i giovani giapponesi sono così egoisti, cosa mi dovrebbe far pensare che gli anziani quando erano giovani non lo siano stati?
Dunque è giusto non cedere il posto ai matusa, in modo che paghino l’errore commesso da giovani quando a loro volta non cedevano il posto agli anziani. Ma una società che non rispetta gli anziani è indegna di un Paese civile, pertanto è necessario educare i bambini di oggi in modo che, quando saremo vecchi noialtri, ci cederanno il posto senza fiatare.
Ma i vecchi sono solo l’ultimo dei problemi. La dura legge della sopravvivenza ferroviaria ci mette quotidianamente alla prova attraverso situazioni molto più difficili.

(continua)

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