59- Il dentista

Lo studio del mio dentista non è più bello come un tempo. I segni dell’usura iniziano a notarsi su certe parti della poltrona. Anche la pulizia, ultimamente, lascia un po’ a desiderare. La polvere si accumula sugli scaffali e negli angoli del pavimento. Cominciano a notarsi incrostazioni varie su tutte le zone a portata di schizzo. Certo, non si avvicina ancora ai livelli del dentista porno, quello di Hime, ma se continua così lo farà presto.
E anche il dottore non è più lo stesso. L’eunuco che c’era prima è andato chissà dove, e da qualche tempo è stato rimpiazzato da quest’altro, un tipo tarchiato, brutto e che mi fa i dispetti. Anche le signorine sono quasi tutte cambiate. Quella della pizzeria non l’ho più vista da quella volta; ce ne sono altre nuove, e non sono neppure male, ma trovo un po’ irritante la loro faccia incerata e la vocina troppo soave.
Questo posto comincia a stancarmi.

Ma intanto sono qui, in attesa che mi chiamino per innestarmi un intarsio di metallo. Una settimana prima il dottore mi aveva preso l’impronta dopo avermi trapanato ben bene con la grazia di un elefante. E io mi lamentavo.
“Mi fa male”.
“Non è possibile, abbiamo fatto l’anestesia”.
E va bene, se lo dici tu. L’eunuco, ma anche il dentista porno, erano molto più delicati e attenti.

Quando chiamano il mio nome mi avvio mestamente verso la poltrona. Mi siedo, le lunghe ciglia sbattono sugli occhioni lucidi come per chiedere pietà.
Niente anestesia stavolta. Il dentista non perde tempo, mi abbassa la poltrona e prova subito l’intarsio.
Cavolo, fa male. Lo sapevo. Questo dente è troppo problematico.
“Sento dolore.”
“Non preoccuparti.”
E va bene.

Il dentista toglie l’intarsio e inizia a limarlo con una specie di trapano.
Dopo un po’, non riuscendo più a stare fermo in quella posizione, mi giro e ne approfitto per curiosare sul lavoro del dentista che sta rifinendo l’oggetto.
“Non guardare qui, ché il trapano fa volare la polvere di metallo e poi ti entra negli occhi.”
Vabbe’.

Dopo alcune altre prove dolorose, vedo il dentista spalmare sopra il pezzo quella che dovrebbe essere una specie di colla, e capisco che si è deciso a innestarmelo definitivamente.
“Ora ti spruzzo un po’ di aria per asciugare, forse ti farà un po’ male.”
Posso immaginare. Merda. Ma mica gli posso chiedere di farmi l’anestesia ora che abbiamo quasi finito. Sopportiamo anche questo. Un ultimo sforzo, un attimo e via.

Lo spruzzo d’aria mi fa così tanto male che caccio un urlo. Poi, quando non ho più fiato per gridare, arriva l’intarsio che fa ancora più male.
Il dentista tiene premuto l’intarsio sul mio dente
con un dito fino a quando la colla non asciuga. Io continuo a urlare. Poi, piano piano, il dolore diminuisce.
“Scusa, eh.”, dice il porco.

Prima di lasciarmi andare, il dottore fa gli ultimi ritocchi, e poi inizia il rituale che io odio così tanto.
“Apri la bocca”
E io apro la bocca.
“Chiudi”
E chiudo.
“Apri”.
“Chiudi”.
“Apri”.
“Chiudi”.
“Apri”
“Chiudi”.
Insomma, prende per il culo.
“Apri”.
“Chiudi”.
“Apri”.
“Chiudi”.
“Abbiamo finito… Anzi no. Apri”.
“Chiudi”.
“Apri”.
“Chiudi”.
Poi spegne la lampada e la scosta.
“Finito. No, aspetta”.
Riaccende la lampada e la riposiziona.
“Apri”.

Il mio grugnito di disapprovazione sembra convincerlo a smettere, e finalmente posso andare via.
Mi alzo, pago e varco per l’ultima volta la soglia di quello studio. Non ne posso più davvero.
Ma ora che faccio?
Potrei tornare dall’eunuco, se riuscissi a capire dove lavora adesso. Oppure me ne potrei cercare un altro ancora, ma chi mi garantisce che sarà bravo?
Oppure ancora Hime…

…Hime…

hime2017

…Hime…

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