56 – Yamada

La tale ditta, nostra storica cliente, ci ha portato anche oggi i suoi apparecchi da testare. Ma stavolta, diversamente dal solito, si sono presentati tre volti nuovi. Tra di loro non c’è il signor Yamada.
Mi rivolgo a uno di loro, non senza una certa apprensione.
“Oggi non viene il signor Yamada?”
“Ehm…Yamada non lavora più con noi…”
Immaginavo. Non volevo sentirmelo dire, ma in fondo lo sapevo.
E ora, la memoria torna indietro ai ricordi ormai vaghi del primo incontro, con lo scambio dei biglietti da visita e convenevoli vari; poi viaggia ripercorrendo le tappe della nostra conoscenza, e le giornate passate insieme in laboratorio.
Povero Yamada.

“I ricordi ormai vaghi del primo incontro”

Il signor Yamada era un uomo sui cinquantacinque anni, veniva quasi sempre da solo e aveva un carattere un po’ particolare.
Parlava tutto il tempo, ma non aveva argomenti molto entusiasmanti. Chissà, forse era un tipo introverso che avrebbe voluto stare sempre zitto, ma temeva che così facendo non avrebbe suscitato una buona impressione.
La prima volta che mi capitò di servirlo, mi accorsi del suo strano carattere.
Portò i suoi apparecchi per i test, mi fece passare una giornata terribile con i suoi discorsi noiosi, e poi a lavoro concluso scoprii anche le sue qualità di scroccone.
“Vorrei che mi spediste indietro gli apparecchi, e poi anche il computer. Spediteli pure con pagamento a carico del destinatario.”
“Certamente. Ha delle preferenze per quanto riguarda la data di consegna?”
“Ah, ehm…un momento, il computer è quello che uso per il lavoro, quindi se me lo spedite non posso lavorare finché non arriva, vediamo come possiamo fare…spedire no, quindi…ehm…”
Non sapendo che cosa proporgli, andai a chiedere al mio collega Suzuki.
“Suzuki, guarda che il signor Yamada…”
“Ho capito, vado.”
Suzuki sapeva già da tempo che Yamada voleva che gli trasportassimo tutta la roba in macchina, e naturalmente coglieva l’occasione per scroccare un passaggio al ritorno.

Suzuki accompagnava sempre Yamada dopo i test. Tornava in azienda visibilmente stanco, e i colleghi lo sfottevano.
“Be’, Suzuki, com’è andata? Hi hi hi! Ti sei divertito? Hi hi hi!”
Sicuramente si incazzava a quelle domande, ma reagiva con un’ invidiabile compostezza.

Quando veniva Yamada, tutti gli altri miei colleghi cercavano di evitarlo: si assentavano, oppure si offrivano volontari per altri lavori.
Ma per me tutti i clienti sono uguali, e anche se non sono divertenti, non ho motivi per non trattarli alla stessa maniera. Forse è per quello che in breve tempo finii per essere l’unico tecnico ad avere a che fare con Yamada.

Fino a quando arrivò quel giorno.
Yamada era in forma e faceva le solite domande.
“Ti piace il Giappone?”
“Sì, certo che mi piace.” Ah, neppure dopo tanti anni smette di farmi questa domanda.
“E cosa ti piace di più del Giappone?”
Che si vedono tante cosce anche in inverno. “E’ difficile rispondere, mi piace davvero tutto: la cucina, la gente, il clima…”
“A proposito di clima, in Giappone è bello perché ci sono le quattro stagioni. Lo sai cosa sono? Ci sono le quattro stagioni in Italia?”
Basta, ti prego! “Ehm…Mi dispiace, il suo apparecchio supera di tre volte i limiti consentiti…”
“Davvero? Che strano, rispetto all’ultimo modello ho cambiato solo questo, questo, questo e questo…”
Be’, se ti sembra poco…
“…e poi questo e questo, quindi ero sicurissimo che avrebbe passato il test… E ora come faccio? Se non passa oggi è un disastro…”
“Abbiamo poco tempo, ma sono fiducioso che riusciremo a trovare una soluzione. Per esempio, che ne dice di provare a fare così e così?”
“Va bene, proviamo.”

E iniziò la giornata più lunga per il povero Yamada, che prese a smontare, rimontare e modificare la sua creatura nella speranza di riuscire a risolvere il suo problema entro la giornata.
Ma la sua preoccupazione, che con il tempo si trasformava in disperazione, non gli impediva di rivolgermi le sue solite domande.
“Esistono le melanzane in Italia?”
Signore, ti prego, portatelo via.
“Sì, ci sono, anche se sono un po’ diverse.” No, diamine, ora mi chiederà quali sono le differenze.
“Cosa fai di solito nel fine settimana?”
Ah, meno male. Però, che domanda indiscreta.
“Niente di particolare, sono sempre stanco e quindi sto a casa.”
Ci fu un attimo di silenzio. Con questo povero diavolo bisognava tenere viva la conversazione, ma che cosa potevo fare? Sarebbe stato educato chiedergli cosa fa lui?
Ma sì, va’.
“E lei cosa fa?”
“Ehm…io…vado a divertirmi…Ma è un tipo di divertimento tipico dei giapponesi, e che non è molto sano…”
Va a puttane! Che scoperte interessanti si fanno, a volte. Ma poi, c’era bisogno di dirmelo? Probabilmente quell’uomo aveva bisogno di affetto. Avrei potuto offrirgli la mia compagnia, e lui in cambio mi avrebbe portato in giro per bordelli, iniziando questo povero verginello al sesso a pagamento. Provai a vedere se si poteva sviluppare il discorso.
“….”
Ma le parole non uscivano. Non potevo. Fanculo.

Yamada cercava disperatamente di mettere a posto il suo apparecchio, ma il tempo passava e tutti i suoi tentativi sembravano vani.
E il tempo a sua disposizione stava per finire, quando tentò la sua ultima carta.
“Senti, per caso è possibile fare un po’ di straordinario?”
“Certo, non c’è nessun problema.”
“Ehm…Io ero sicurissimo che l’apparecchio avrebbe passato il test, quindi ho prenotato qui e ho anche sforato un po’ il budget…quindi se io adesso torno in azienda senza che questo apparecchio abbia passato il test, io…ehm…”
Sembrava che stesse cercando di scroccare dello straordinario gratis. Ormai lo conoscevo.
Yamada continuò.
“Senti, non è possibile far pagare lo straordinario a me anziché alla ditta?”
“Noi non possiamo fatturare a persone fisiche, mi dispiace…”
Sapevo già che il suo apparecchio non avrebbe passato il test quel giorno. Anche se fosse stato possibile farlo pagare, sarebbe stato tutto inutile.
“Comunque ora vediamo, chiedo al mio collega delle vendite se si può trovare una soluzione.” Citofonai a Suzuki e gli passai la patata bollente.
Suzuki scese in laboratorio, e Yamada gli spiegò la situazione.
Un contrariato, ma comprensivo Suzuki, confermò la difficoltà a venire incontro alle richieste del povero Yamada, ma mostrò alfine tutta la sua magnanimità:
“Va bene, per questa volta in via del tutto eccezionale le offriamo un’ora di straordinario gratis.”

E così la giornata lavorativa continuò, per un’ora e mezza in più del previsto, quando Yamada si rassegnò definitivamente. Prese le sue cose, disse le sue ultime parole, Suzuki gli diede il solito passaggio, e non lo vidi più.

Ahi, Yamada, quale sorte ti toccò, e quali rimorsi mi attanagliano! Forse saremmo potuti diventare buoni amici, se solo avessi avuto il coraggio di pronunciare quelle parole. E se fossi riuscito ad aiutarti, forse il tuo rientro in ditta non sarebbe stato tanto infelice. Ma spero che dopotutto ti riprenderai, e magari ci rivedremo.
Che la vita ti sia lieve.

“Yamada”

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36 comments for “56 – Yamada

  1. 2 ottobre 2012 at 10:44 pm

    ahahahah anche a me hanno chiesto la cosa delle 4 stagioni! Cazzo, allora è proprio un classico, non pensavo.
    Povero Yamada.

    • SirDiC
      2 ottobre 2012 at 10:48 pm

      Te lo chiederanno ancora tante volte, vedrai! E’ un classicissimo! :)

      • Bea
        4 ottobre 2012 at 12:07 am

        Certo! Glielo inculcano alle elementari che SOLO il Giappone è il Paese Eletto delle 4 stagioni.

        • mamoru
          5 ottobre 2012 at 11:51 am

          Affermazione che, visto il tempo demente di questi giorni, risulta ancora piu’ ridicola…

  2. 3 ottobre 2012 at 5:07 pm

    Il “vago” nel disegno dei ricordi vaghi….epico.

    • sirdic
      3 ottobre 2012 at 9:59 pm

      Grazie!
      Però nessuno commenta il secondo disegno, neppure per dire quanto è brutale…Eppure è così carico di significati…ahaha…Che artista incompreso che sono :D

      • mamoru
        5 ottobre 2012 at 7:41 am

        Pensavo di aver postato un commento,ma si vede che mi sto rincretinendo… :-)

        Magari lo yamada era sposato con un’arpia e si sfogava con le ragazzine a caro prezzo, poi emerso lo scandalo la moglie divorzia portandogli via tutto e sfrattandolo, l’azienda lo licenzia e finisce a fare il barbone a uno, dove viene maltrattato pure dagli altri senzatetto… e via ricamandoci sopra. :-)

        Il dramma del treno in ritardo lo ho apprezzato anche se le frattaglie di yamada che se ne vanno in giro ad imbrattare i visini delle OL me le posso solo immaginare…

        PS il 12 sera cena sociale di Giappopazzie in shibuya e dintorni, se ti interessa contattami per mail

        • sirdic
          5 ottobre 2012 at 8:30 am

          ma dai, sei in Japan? Forse ce la faccio, ti faccio sapere!

      • Normajane
        23 ottobre 2012 at 6:09 am

        Ha ha è la parte che mi ha fatto ridere di più. Che grande, si vede che ti escono dal cuore!

        • SirDiC
          23 ottobre 2012 at 8:22 am

          Grazie! ;)

  3. Bea
    4 ottobre 2012 at 12:09 am

    Però potevi andare con lui per kyabakura e verso la fine, poco prima di andare via, dirgli “Aaah, Yamada-san, kyo gochisosama deshita!!”.

    • sirdic
      5 ottobre 2012 at 8:27 am

      Non so cosa risponderti perché non so chi sia il signor Kyabakura, comunque poi quando ho tempo mi apro una finestra di navigazione in incognito e lo cerco! :)

  4. 4 ottobre 2012 at 5:00 pm

    Ma meno male che non sei andato con lui a puttane: scroccone com’è magari avrebbe trovato il modo di farti pagare tutto! ;D
    Comunque ti giuro… mi stavo sganasciando dalle risate, ma quando ho letto la solita fottuta domanda sulle 4 stagioni mi sono ritrovata a sbavare e a masticare il mouse. Alla domanda delle melanzane ho cominciato a ringhiare.
    Per me ho il fegato ingrossato dal nervoso. Andrei dal dottore, ma temo che poi lui mi chiederebbe se nel favoloso paese di Gaikoku c’abbiamo le 4 stagioni, e allora gli metterei le mani al collo e comincerei a stringere forte forte! :P

    • mamoru
      5 ottobre 2012 at 7:42 am

      Ma nihongo jouzu desu ne dove lo mettiamo??

      Istinto omicida al max…

      • 6 ottobre 2012 at 3:14 am

        Minchia, non mi ci far pensare!!! E la quando ti fanno i complimenti su quanto sei bravo a usare le bacchette?? Pessimismo e fastidio.

        • mamoru
          6 ottobre 2012 at 7:57 am

          Ecco, Li sono tentato di spiegare quanto siano stupide le bacchette on generale e dove sarebbe piu’ utile infilaresele….

          • SirDiC
            6 ottobre 2012 at 9:18 am

            Dai, però per raccogliere gli ultimi chicchi di riso vanno bene. (vabbe’, anche un cucchiaio)

          • Silvy
            25 ottobre 2012 at 5:24 pm

            ma siete fantastici! Mi sto scompisciando dalle risate e concordo su tutto :)

    • sirdic
      5 ottobre 2012 at 8:30 am

      Pensa che una volta qualcuno mi ha chiesto se esistono i broccoli in Italia…Le 4 stagioni no, ormai sono abituato visto che me lo chiedono 4 volte a stagione!

      • arisio
        5 ottobre 2012 at 4:49 pm

        Alla mia molto onorevole consorte durante una visita medica han chiesto un parere sui ristoranti giapponesi della citta’ in cui viviamo: in effetti noi passiamo le serate facendo i gourmet……

        A.

  5. 5 ottobre 2012 at 12:48 am

    Certo che il secondo disegno è… epico….

    • sirdic
      5 ottobre 2012 at 8:29 am

      Grazie :)

  6. arisio
    5 ottobre 2012 at 4:41 pm

    Ah, quella delle quattro stagioni fa il paio con quella volta che io e la gentile consorte invitati a pranzo da amici toscani prepararono il coniglio (ORRORE!) che al momento di servirlo chiesero se in Giappone sapevano cosa erano i conigli….per non parlare di quelli del catering ad una riunione aziendale che volevano sapere se i giapponesi mangiano il maiale…….

    A.

    • mamoru
      6 ottobre 2012 at 8:01 am

      Io pero gli farei nota che mangiano orsi,daini,cinghiali e un sacco di roba che pare uscita da sotto i sassi…. oltre a quella simpatica pratica di mangiare i pesci che ancora si muovono o nemmeno eviscerati con tutta la prelibatissima merda in pancia….

      A ognono il suo :-)

    • 6 ottobre 2012 at 9:13 am

      Per favore, siamo tutti qui riuniti per criticare gli altri in allegria. Se muovi autocritiche in favore del nemico, lo spirito della comare vien meno! :D

  7. SirDiC
    6 ottobre 2012 at 9:20 am

    Ahimè, nessuno pare aver colto il legame tra i due disegni.

    • arisio
      6 ottobre 2012 at 7:35 pm

      Morte di un commesso viaggiatore a sbafo?

      A.

    • 6 ottobre 2012 at 11:08 pm

      AHAH! Io l’ho colto, il tuo biglietto da visita!!

      • 6 ottobre 2012 at 11:16 pm

        Certo! Dopo tanti anni conservava ancora gelosamente il bigliettino da visita! Mi ha amato segretamente fino alla morte!

  8. 10 ottobre 2012 at 6:49 pm

    Bellissimo! Mi sono rotolata a terra dalle risate :D
    Le domande sceme ci saranno sempre, invece di rodersi il fegato per il fastidio io suggerisco di creare un’antologia di risposte sarcastiche a tono da usare contro di loro :D

    • 14 ottobre 2012 at 6:59 pm

      E’ vero, servirebbe. Ci proviamo?

  9. Silvy
    25 ottobre 2012 at 5:28 pm

    Questo blog è fantastico, come ho fatto a non trovarlo prima?
    Vi prego, create/creiamo un’antologia delle risposte da usare contro i jappi :)
    Io non vivo più lì ma ho bene a mente queste domande odiose. Una volta, ad un mio amico senegalese, hanno chiesto se in Senegal esiste la televisione! Senza parole!

    • SirDiC
      25 ottobre 2012 at 8:10 pm

      Grazie! Per me si può dare il via ai lavori del comitato!
      E’ vero che in Italia la pausa pranzo è di tre ore? Rispondete! :)

  10. italicus
    8 ottobre 2013 at 6:54 pm

    Bel racconto! Io li prendo in contropiede con la faccenda delle quattro stagioni. Li faccio partecipi del mio rammarico per le sole tre stagioni effettivamente vigenti. Dal caldo torrido si passa al freddo. Non è così? Chi a darmi contro fogandosi chi a commentare l’effettivo cambiamento del clima. Chi mi conosce evita di ronzare attorno a questi ameni argomenti.

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