55 – Procedure – parte seconda

1 settembre 2012
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Il giorno prima di una lunga vacanza è anche giorno di grandi pulizie in azienda.
Tutti i colleghi, lasciato da parte il lavoro di sempre, si armano di stracci e olio di gomito, e lustrano da cima a fondo gli uffici e i laboratori. Maniche rimboccate e mano alle scope, o meglio le scopette, perché una scopa di dimensioni normali non sono ancora arrivati a concepirla, e ci si divide in due gruppi: uno al primo piano e uno al secondo.
Chi lucida la superficie inferiore del ripiano di un tavolo, chi tenta di far sparire una macchia invisibile dal pavimento, chi sparpaglia la polvere con la scopetta, tutti sono allegramente indaffarati e concentrati nella loro missione.
Passano lo straccio sul tavolo dove pochi secondi prima lo ha passato un collega, e dove la mattina stessa lo aveva passato la donna delle pulizie. Metodo, zero. Efficienza, ancora meno. Ma non è questo l’importante. L’importante è sentirsi parte di questa grande famiglia che insieme arriverà alla pensione senza aver fatto nulla di interessante nella vita. L’importante è tirare fuori il meglio dello spirito di gruppo, lo stesso spirito che negli anni ha reso grande questo fantastico Paese e che continuerà a farlo nei lustri a venire. Quale onore essere chiamato a far parte di questa operosa combriccola.
Non sono degno.

Vado al primo piano e dico che al secondo piano abbiamo bisogno di una scopa.
Mi danno la scopetta, ringrazio e vado. Ora quelli del primo piano mi credono al secondo piano. Ancora un piccolo sforzo.
Salgo al secondo piano e dico che al primo piano abbiamo bisogno di uno straccio.
Mi indicano un secchio con dentro acqua e tanti piccoli straccetti. Ringrazio, ne prendo uno, lo strizzo e mi dirigo verso le scale, pregustandomi il pomeriggio in terrazza a guardare le macchine che passano.
Ma proprio mentre sto attraversando la soglia della porta che mi separa dalla libertà, sento alle mie spalle i soliti risolini odiosi di Neko e Jun.
“Cosa c’è?”
“Hi hi hi. Rifallo.”
“Rifai che cosa?”
“Strizza lo straccio.”
E io glielo rifaccio.
“Hi hi hi hi!”, ridacchiano nuovamente quelli.
Ho capito. Lo straccio è minuscolo e l’ho strizzato stringendolo in un pugno. Deve essere questo che li fa tanto divertire.
“Forse così va meglio?” dico, torcendo questa volta lo straccio con due mani, tenendolo in punta di dita e con i mignoli alzati.
“In Giappone noi facciamo così.”
“Però ora mi sono bagnato due mani, prima una sola”.
Silenzio.
Arriva un altro collega.
“Guarda come strizza lo straccio. Italian style! Hi hi hi!”
“No, lascia perdere, non ne ho voglia e giù mi stanno aspettando.”
Vado, passo prima in ufficio, completamente deserto e silenzioso, e mi rilasso un po’ sulla sedia, rimuginando su questa strana gente.
Hanno la procedura anche per strizzare uno straccio, e lo strizzano sempre allo stesso modo, che sia grande come un lenzuolo o piccolo come un francobollo.
Va bene. Ora cosa faccio nel mentre che loro fanno le pulizie? Cosa faccio se ora entra qualcuno e mi vede così?
Forse sarebbe il caso di tornare. Se solo esistessero delle scope che non mi obbligano a inchinarmi, forse…
Mi stiracchio, mi alzo, e vado, lentamente, verso la terrazza.

“La scopetta”

 

 

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25 Responses to 55 – Procedure – parte seconda

  1. Bea on 1 settembre 2012 at 10:02 pm

    Decisamente non siamo degni!

  2. arisio on 2 settembre 2012 at 11:30 pm

    Ah, quella della scopetta invece della classica ramazza e’ un horror anche a casa mia nonostante siano vent’anni che la consorte vive nel bel paese……

    A.

  3. Alessandro Madeddu on 3 settembre 2012 at 4:30 pm

    Certo che ai tuoi colleghi basta poco per ridere :D (Adorabile il momento in cui – come sempre – viene dimostrato loro che la procedura da te adottata è più efficace ed efficiente: e rimangono di sasso).

  4. Susanna tutta panna on 4 settembre 2012 at 9:36 pm

    Io avrei fatto la splendida chiedendo qual’è la loro procedura per farsi le seghe e che il metodo italiano probabilmente non sarebbe applicabile allo standard giapponese per incompatibilità formale.

    • arisio on 5 settembre 2012 at 5:17 pm

      Se hai mai visto un jav scoprirai che anche li’ e’ tutto codificato, scena dopo scena.

      A.

    • sirdic on 5 settembre 2012 at 5:58 pm

      LOL ROTFL LOL
      Sei troppo forte, mi sto sentendo male…:D

  5. Stila on 5 settembre 2012 at 3:12 pm

    Noooo ma anche per strizzare uno straccio?! Ma poveri XD
    Mi domando che cosa succederebbe se ti presentassi in ufficio con una scopa normale con il manico lungo… probabilmente ti riderebbero dietro fino a sera, quando in izakaya loro saranno piegati in due dal colpo della strega e tu sarai sciallo come pochi a gustarti la tua birra.

    • SirDiC on 5 settembre 2012 at 9:02 pm

      Penso che la tua supposizione sia molto realistica :)

  6. sirdic on 5 settembre 2012 at 5:59 pm

    Grazie a tutti per i calorosi commenti, avevo un certo timore che magari lo strano potessi essere io…

  7. albino on 19 settembre 2012 at 8:45 am

    E perche’ il modo di arrotolare il cavo attorno all’aspirapolvere no? lol

    • sirdic on 19 settembre 2012 at 12:07 pm

      Sai che avevo notato quel modo strano di arrotolare il cavo, ma non credevo fosse una regola? La prossima volta faccio 5 minuti di pulizie, arrotolo il cavo in un altro modo e vedo se ridacchiano ancora!

  8. arisio on 20 settembre 2012 at 4:21 pm

    Giusto ieri la onorevole consorte ha estratto la scopetta e alla mia quaestio sul perche’ non usare un attrezzo dotato di appendice decisamente piu’ lunga e consona ho ricevuto la testuale risposta che l’uso della scopetta permette una migliore visuale di cosa raccogliere……una vera risposta in pieno spirito kaizen.

    A.

    • SirDiC on 21 settembre 2012 at 10:44 pm

      Io farei un paragone con il numero impressionante di vecchiette curve che ci sono in Giappone, e forse la consorte cambiera’ idea :)

    • mamoru on 6 ottobre 2012 at 8:08 am

      Io avrei detto parata di culo piu’ che kaizen….

  9. Portinaio on 24 settembre 2012 at 9:22 pm

    Se solo sapessero dell’esistenza del Mocio Vileda…ride bene chi ride ultimo! Lo importiamo???

    • sirdic on 24 settembre 2012 at 9:26 pm

      Sai che forse ho già visto un coso di quel genere? Ma non so se e quanto successo abbia avuto.

  10. Marco on 25 settembre 2012 at 7:02 pm

    Ti ho appena scoperto, e già ti amo. In senso bro-gaijin, s’intende.

    Torno in Giappone a gennaio, secondo giro di stage/trattamentopreferenzialepergaijin e rileggere più o meno gli stessi pensieri che mi giravano in testa un anno fa è fantastico…continua cosi!

    • SirDiC on 25 settembre 2012 at 7:20 pm

      Grazie, benvenuto e immagino ci vediamo presto!

  11. Hagane on 25 settembre 2012 at 10:38 pm

    Ahahahah, no… allucinante! XD
    Neanch’io sapevo che nel Glorioso Paese Del Sol Levante (GPDSL, per far prima) avessero una procedura per strizzare lo straccio.
    Rotolo dal ridere! ;D
    Meno male che a casa mia usiamo i panni umidificati, tanto è 30 metri quadri… altrimenti sai i litigi con mio marito, se scoprivo del Modo Codificato Per Strizzare Lo Straccio (MCPSLS)!
    Ah, non sono proprio degna. E meno male, và!

    • SirDiC on 25 settembre 2012 at 10:55 pm

      Bentornata Hagane! E cerca di scrivere più spesso (da quale pulpito, poi…)! :D

  12. unokonomiyaki on 27 settembre 2012 at 7:03 am

    Non ti leggevo da tanto. E me so’ ammazzata dalle risate. Il blog gastronomico, poi, m’ha schiantata.

    • SirDiC on 27 settembre 2012 at 8:07 am

      Grazie, bentornata!

  13. Miki on 3 ottobre 2012 at 9:58 pm

    Lo sapevooooo, SAPEVO ti avrebbero detto cosa per come strizzavi lo straccio, è un classico dei classici negli anime!!! I cartoni servono a questo :P
    COMUNQUE puoi rispondere che strizzandolo (torcendolo) con due mani il tessuto si rovina, mentre strizzandolo in una mano no! E poi poi anche aggiungere “tiè!”.

    • SirDiC on 3 ottobre 2012 at 10:16 pm

      Daiiii questa cosa non la sapevo! :D
      Dammi qualche riferimento preciso, devo documentarmi assolutamente! :D

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