49 – Gnì

Oggi è un lunedì come tanti, dopo una notte dal sonno leggero e tormentato dagli incubi. Entro in ufficio alle 7:55, sbatto la porta, sputo per terra, apro il cassetto della scrivania, ci scaglio dentro la merenda, chiudo il cassetto con un calcio e attacco la litania quotidiana di bestemmie.
Poi scendo in laboratorio ad aspettare i clienti. Prima di riceverli verifico di avere l’alito sufficientemente fetido. Da qualche tempo, la domenica seguo una dieta particolare che ha un effetto correttivo sui clienti che il lunedì volessero trattenersi fino a tardi. Prova rutto, ok. Siamo pronti.
I maledetti clienti arrivano alle 8:30 invece che alle 9:00 come dovrebbero. Non ho neppure il tempo di rilassarmi un po’.
I porci sono in tre ed entrano in laboratorio con la solita marcia baldanzosa, tipica di chi non andrà via fino a quando il lavoro non sarà finito, a costo di fare le ore piccole.
Oggi però c’è qualcosa di diverso dal solito. Uno di loro è accompagnato da una giovanissima fanciulla, molto carina, che lo segue in silenzio come i pulcini seguono la chioccia.
Ma che ci fa una ragazzina qui? E’ la figlia di quello? Perché non è a scuola?

Durante i preparativi del lavoro, la pulzella se ne sta in disparte e guarda l’azione senza prenderne parte, proprio come farebbe un bambino in ufficio con la mamma che non l’ha potuto accompagnare all’asilo. Io guardo incuriosito quella strana presenza cercando di capire chi diavolo sia e cosa ci faccia qui.
La ragazza non può essere minorenne. Sarebbe a scuola. E difficilmente può essere la figlia del cliente, vista la tutto sommato poca differenza di età. Forse è una mignotta che il mio cliente, che evidentemente la notte fa anche il pappone, non ha fatto in tempo a riaccompagnare a casa dopo una notte hard. Oppure è una nuova impiegata o una stagista. Non parla con nessuno e non fa niente, guarda quello che facciamo noi e basta, e non sembra neppure troppo interessata.
Cercando di rompere un po’ il ghiaccio, le chiedo per quante persone devo ordinare il pranzo. Quella sorride imbarazzata e senza dire nulla mi invita con un cenno a rivolgermi agli altri. Sconsolato, rivolgo la stessa domanda a uno di loro.

Durante la giornata non riesco a staccarle la coda dell’occhio di dosso. Ho l’impressione che mi stia guardando, e per trovare conferma alla mia supposizione cerco l’immagine del suo volto riflessa in maniglie, viti, pannelli e qualunque altra superficie lucida.
A un certo punto uno dei clienti, quello che se l’era portata appresso e che quindi doveva essere il pappone, le rivolge la parola e le dice qualcosa in inglese. La ragazza è straniera! Non me ne ero accorto perché per l’imbarazzo non riuscivo a guardarla bene. E il cliente-pappone le sta spiegando qualcosa di tecnico, quindi non è una mignotta ma è una stagista.
Tutte le volte che riesco a sbirciare nella sua direzione la sorprendo che guarda. Anche per lei deve essere stata una sorpresa trovare al posto del solito operatore effeminato un uomo così affascinante, peloso e maschio.
Decido di sfidare il suo sguardo e all’occasione successiva me la guardo bene in faccia, ricambiato, per un paio di secondi. E’ molto giovane, ma non minorenne. Ha la pelle abbronzata, liscia e perfetta. Noto un accenno di baffi che nonostante tutto si intonano bene al suo visino, dalla bellezza ancora un po’ acerba. E riconosco nel suo volto i tratti tipici del sudest asiatico. Mentalmente sentenzio:
Diciannove anni, Thailandia.

Una visitatrice del genere è più unica che rara, e io fesso che mangio coreano la sera prima. Quel che è peggio, è che le ore passano e comincio a sentire la fatica di stare a petto in fuori e pancia in dentro per tanto tempo, con un trito di aglio e cipolla che fermenta lentamente nello stomaco affaticato.
Intanto vorrei che me la presentassero, o che lei dicesse qualcosa, ma niente, i clienti sembrano gelosi di quella giovane creatura, come se fosse davvero la loro mignotta.
A un certo punto, dai clienti arriva la solita, strafottuta e stramaledetta ma inevitabile domanda di rito.
“Da dove vieni?”
Rispondo con il solito disco rotto e quelli, come previsto, iniziano a parlarmi di calcio e di moda. Tra i loro discorsi sento il pappone che dice alla ragazza, con il suo inglese ridicolo: “He is from Itary”. Ecco, penso, finalmente me la presenteranno.
La ragazza risponde con un flebile verso.
“Gnì.”
e il discorso non ha seguito.
Tutto qui? Quel bastardo di un cliente poteva dirmi che anche lei è straniera, di dov’è, cosa fa, poteva invitarmi a parlarci un pochino visto che lui con l’inglese se la cava male e la povera ragazza si stava annoiando a morte, ma niente.
Il tempo passa e non ce la faccio più. Quella continua a guardare e io non posso ricambiarla a causa della consapevolezza di non avere il controllo della situazione. Il sonno, la pancia in subbuglio e il pensiero di quella misteriosa porcellina guardona mi stanno logorando.
Ho già quasi perso le speranze, quando il pappone si alza all’improvviso e tira fuori il biglietto da visita. In uno strano momento, visto che ormai il lavoro sta per finire, ma io non scambio più i biglietti da visita di mia iniziativa per evitare la brutta figura di presentarmi a persone già conosciute in precedenza.
Durante la presentazione formale il tizio sembra accorgersi che parlo con lui ma guardo la ragazza.
“Ah, e lei è…”
Bravo, finalmente, cavolo, ora dimmelo chi è.
“Lei è la nostra stagista, è thailandese.”
Fin lì ci ero arrivato pure io, ma diavolo un nome ce l’avrà questa ragazza?
Ma non mi dice il nome.
Poco male: visto che come pensavo è thailandese, almeno ho argomenti per attaccare bottone.
“Lo sai che sono stato in vacanza in Thailandia quest’estate?”
La ragazza sorride imbarazzata e pigola qualcosa.
“Gnì.”
Timidina, la tipa.
“E’ un posto molto bello.”
“Gnì.”
OK, finiti gli argomenti. Sparo l’ultima cartuccia e le porgo il mio biglietto da visita.
Quella se lo guarda, se lo rigira tra le mani e poi fa come per restituirmelo, sempre sulla difensiva, imbarazzatissima.
Ma no, “Puoi tenerlo, se vuoi!”, porco cazzo.
Basta, mi arrendo. Dannata verginella, si faccia svezzare da qualcun altro. Ho sonno, sono stanco, mi sono rotto le scatole di fare questo lavoro, è lunedì, voglio tornare a casa.
E vedrete, bastardi clienti, come allo scoccare delle 17:00 inizierete a essere investiti dalle mie alitate pestilenziali, che non risparmieranno neppure la timida principessina thai.

“Gnì”

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14 Responses to 49 – Gnì

  1. arisio ha detto:

    Noto con avido piacere voyeuristico che i risultati del sondaggione stanno dando i suoi frutti, disegno all’altezza del testo…..per stagista intendi che avra’ un ruolo istituzionale alla Lewinsky con l’intero team di clienti?

    A.

    • SirDiC ha detto:

      guarda…ho terminato il post per non dilungarmi troppo, ma gli eventi successivi mi hanno fatto riconsiderare l’ipotesi della mignotta 🙂

      • arisio ha detto:

        Quindi ci grazierai di ulteriori, laidi, sordidi, immorali considerazioni? Suvvia, non essere timido….ma non e’ che il “gnì” era una conseguenza del non dover far tracimare di bocca liquidi di controversa natura?

        A.

  2. ivabellini ha detto:

    scusa Sir, ma da quale paese arrivi!:( siamo un paese di santi, di poeti e…pallonari, ricordatelo! ma tu le balle(in tutti i sensi)non le hai usate nel consegnare il tuo biglietto da visita! ma non potevi dire a lei e non solo a lei, a qualsiasi lei, una balla efficace in accompagnamento al bigliettino per farle credere che fosse necessario tenersi quel bigliettino perchè propio quel bigliettino ha una sua SPECIFICA funzione?…quale? inventatela, ad esempio potresti stamparci sopra un bordo colorato con diversi colori che passano da una sfumatura ad un altra, raccontando la balla “lo sai che questi colori li usano anche i truccatori per controllare le diverse gradazioni degli ombretti sulla pelle!?” (perchè no!?).
    Come dice Gaber…tutto può fare atmosfera!…e da li, magari con altre ci imbastisci sopra un discorso, non so…”lo sai che l ombretto che porti ora si abbina benissimo al colore dei tuoi occhi, oppure…alla tua giacca, alla…..vedi tu.
    Lasciare un biglietto ad una donna senza una scusa valida nel caso lei lo rifiuti…puà! che vergogna!, se fossi nato a Napoli ti avrebbero propio svergognato, sei scusato solo perchè eri stanco morto, ricordatelo.

    • SirDiC ha detto:

      Profondamente pentito e umiliato, prometto che l’inconveniente non si ripeterà 😀

      • ivabellini ha detto:

        ricordati che per avere successo nelle “cose”, come dice una canzone di Gaber…”bisogna avere l anticipo!” come i cacciatori che non sparano al volatile mirando il volatile ma mirando a una spanna di fronte al becco, anticipano il volo del pennuto calcolando il ritardo dei pallini… e così riescono a tirare giù l animale….per le donne come per qualsiasi cosa non è differente.
        Secondo il mio parere, le “balle” sono un anticipo non solo necessario per certe, ma anche graditissimo.

  3. Portinaio ha detto:

    Mi dici cosa mangi per merendina? Non il tegolino vero?

  4. simone ha detto:

    hahahaahh ogni volta che leggo un tuo post la mia giornata migliora! Ancora ti prego! 🙂

  5. Bea ha detto:

    Ha rifiutato un boglietto da visitaaaa??? Immagino che dopo i suoi capi le avranno inflitto numerose punizioni corporali per la sua maleducazione.

  6. SirDiC ha detto:

    Grazie per i commenti, dal prossimo post facciamo un po’ di pausa figa che non vorrei allontanare troppo il gentil sesso dalla community.

  7. Alberto ha detto:

    Ma dai, questa del GNI fa scassare, continua così SirDiC!!!!

    Per caso l’hai più vista?????

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