24 – Catzilla

1 settembre 2010
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Ho sempre desiderato avere un uccello multifunzione con il quale dominare il mondo. Della lunghezza regolabile tra poche decine di cm e centinaia di metri, per poter rispettivamente malmenare i malcapitati o distruggere interi palazzi; dotato del giusto grado di nerbo ed elasticità, per potermi avvantaggiare di un micidiale effetto frusta; prensile, per poter sradicare alberi e pali e scaraventarli lontano o usarli come armi.
Sono le 6:38 del mattino e sono appena uscito di casa. Mi trovo davanti un’orribile distesa di case, costruite apparentemente senza il minimo criterio di decoro urbanistico. Finestre che si aprono nella proprietà del vicino oppure a un palmo da un muro. Facciate di dubbio gusto. Case che sembrano vespasiani. Se avessi un pisello di 300 metri, potrei buttare giù tutto in un colpo solo. Poi, con un salto con l’asta, arriverei alla stazione in 3 secondi anziché 10 minuti.
Salito sul treno, lo userei per abbattere i compagni di carrozza come birilli per poi continuare il viaggio seduto comodamente. Sceso alla mia affollatissima stazione, il pisello immaginario si trasforma in un lanciafiamme che si scarica violento su tutti quelli che intralciano il mio cammino, carbonizzandoli all’istante. Poi continuo l’opera in azienda, usandolo come un boa per strangolare e ingoiare quel vecchio tirchio del presidente, passare poi a quell’odiosa di sua figlia e infine scendere al secondo piano, dove termino l’opera con un trattamento speciale alla cinesina nuova arrivata.

"Salto con l'asta"

Gli altri colleghi li risparmio, perché tutto sommato sono divertenti.
Uno lo chiameremo Neko, ossia gatto in giapponese. Prima lavorava in una grande azienda, famosa per il sovraccarico di lavoro e i frequenti suicidi dei suoi dipendenti. Si dice che facesse almeno 200 ore di straordinario al mese. Forse è da allora che Neko ha cominciato a credersi un gatto: miagola ad ogni occasione, anche di fronte ai clienti, e in ogni discorso pronuncia la parola “nyaa” (corrispondente al nostro “miao”) al posto di ogni parola dove la sostituzione sia possibile senza peggiorare la comprensione. Però, stranezze a parte, è uno che sa fare bene il suo lavoro, soprattutto rispetto a certi buoni a nulla che siedono nella cosiddetta stanza dei bottoni.
Poi c’è Jun il musicista, anche lui un tipo in gamba. Dice di avere un violoncello del ’700 che comprò ai tempi della bolla economica, pagandolo come una casa senza neppure sapere se fosse autentico. Gli chiedo sempre di mostrarmelo, ma ogni volta lui trova abilmente il modo di sviare il discorso.
Vado particolarmente d’accordo con le lavoratrici interinali che danno un tocco di rosa all’ambiente di lavoro, ma che purtroppo scappano via dopo pochi mesi o al massimo un anno.
Un tempo c’era Taka, una gran bella ragazza. Una volta, per dimostrarmi di non avere un filo di pancetta, si abbassò i pantaloni fino al limite del pelo, rischiando di uccidermi per il piacevole shock. Purtroppo andò via, e il suo posto fu preso da una cinese un po’ stravagante. Quest’ultima sulle prime non mi piaceva molto perché era un po’ diretta nei modi; inoltre parlava un giapponese molto sgrammaticato, e a lungo andare mi accorsi che iniziavo a fare i suoi stessi errori. Ma un bel giorno arrivò in ufficio e mi fece vedere orgogliosa una banana finta.
“Non sembra vera?”, mi chiese. “No, non sembra vera, perché il colore è troppo uniforme e brillante, le banane vere hanno un colore più spento e hanno le macchie marroni, giusto?”
“Allora bisogna metterla in un posto sporco!” Dicendo questo si illuminò in volto e, stretta in mano la banana, eseguì il gesto di usarla per sodomizzare qualcuno. Da allora la amo segretamente, anche se purtroppo è andata via pure lei sostituita dall’altra cinesina di cui sopra.
E poi naturalmente ci sono altri personaggi, ognuno con le proprie stranezze, ma per non fare una lista troppo lunga ne parlerò all’occorrenza.

* * *

Con un salto con l’asta siamo dunque arrivati alla stazione. Certo, si potrebbe allungare l’asta fino a 20km e arrivare direttamente in ufficio, ma sarebbe un peccato rinunciare a quella parte di vita quotidiana così ricca di episodi che si svolge in treno.

"La morte del capo"

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2 Responses to 24 – Catzilla

  1. SirDiC on 1 settembre 2010 at 11:11 pm

    avevo scritto in parte queste cose su un sito di confessioni anonime, ma me le hanno cancellate credendole un fake. Ma e' tutto vero.

  2. carmine on 6 settembre 2010 at 9:00 am

    Maestro SirDic, devi ripubblicare i mitici post degli esordi…

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